Convergenze. L’illusione del tempo

- DATA INIZIO: 17/07/2026

- DATA FINE: 09/08/2026

- LUOGO: Giovinazzo - Spazio Art - Bari

- INDIRIZZO: Via Cattedrale, 14 - 70054 Giovinazzo (BA)

- TEL: +39 389 1911159

- SITO WEB: facebook.com/spaziostart

- ULTERIORI INFORMAZIONI: Inaugurazione venerdì 17 luglio 2026 alle ore 19.00. Orari: mercoledì-domenica 19.00-21.00; visite anche su appuntamento. Chiusure: lunedì e martedì, salvo appuntamento. Ingresso libero. Biglietti, gratuità e riduzioni: non previsti. Prenotazioni: consigliate per visite fuori orario tramite telefono o e-mail.

- NOTE AGGIUNTIVE: La mostra Convergenze. L’illusione del tempo è una collettiva di arte contemporanea a cura di Patrizia Dinoi. Il percorso riunisce opere di Davide Ferro, Fabrizio Molinario, Massimo Romani e Giovanni Sesia, chiamati a dialogare sul confine tra ciò che resta e ciò che muta. La comunicazione è curata da Spazio StArt; progetto grafico di Claudia Dagostino.

Convergenze. L’illusione del tempo a Giovinazzo

Convergenze. L’illusione del tempo a Giovinazzo riunisce quattro artisti da Spazio StArt tra memoria, percezione e trasformazione.

 

Dal 17 luglio al 9 agosto 2026 Spazio StArt di Giovinazzo presenta Convergenze. L’illusione del tempo, mostra collettiva a cura di Patrizia Dinoi. Il progetto riunisce le opere di Davide Ferro, Fabrizio Molinario, Massimo Romani e Giovanni Sesia, quattro artisti chiamati a interrogare il rapporto tra memoria, percezione e divenire.

Il tempo non viene raccontato come una linea ordinata, ma come un territorio instabile, fatto di ritorni, sovrapposizioni, frammenti e apparizioni. In questo percorso, pittura, fotografia, stratificazioni materiche e illusioni visive diventano strumenti per osservare ciò che resta e ciò che cambia.

Il tempo come labirinto di percezioni

Convergenze. L’illusione del tempo parte da un assunto semplice e insieme complesso: il tempo non è una linea retta. È piuttosto un labirinto di percezioni, un campo in cui memoria individuale e trasformazione universale si incontrano e si contraddicono.

Le opere in mostra lavorano proprio su questa instabilità. Alcune sembrano trattenere ciò che sta per scomparire; altre portano in superficie sedimenti del passato; altre ancora congelano l’istante attraverso un’illusione pittorica che rende eterno ciò che, per sua natura, è fragile e provvisorio.

Quattro artisti sul confine tra memoria e divenire

Il progetto espositivo nasce dall’incontro di quattro sensibilità diverse. Davide Ferro, Fabrizio Molinario, Massimo Romani e Giovanni Sesia non condividono un unico linguaggio, ma convergono intorno a una stessa domanda: che cosa accade alle immagini, ai corpi e ai ricordi quando il tempo li attraversa?

La mostra costruisce così un dialogo polifonico. Ogni artista porta una diversa idea di trasformazione: il segno istintivo, l’accumulo della materia, l’iperrealismo dell’effimero, il recupero di tracce abbandonate. Il risultato è un percorso in cui il tempo appare come una presenza mobile, mai completamente afferrabile.

Davide Ferro, il segno che rompe l’ordine

Davide Ferro, nato a Pavia nel 1963, porta in mostra una pittura che rompe l’ordine della rappresentazione tradizionale. Il suo segno è istintivo, potente, attraversato da un’energia che sembra mettere in tensione la struttura stessa dell’immagine.

La sua ricerca lavora sul contrasto tra rigore e impulso. Da una parte c’è la forma, con il suo bisogno di equilibrio; dall’altra una forza pittorica che la attraversa e la mette in crisi. In questo confronto, la pittura diventa spazio di attrito tra memoria e vitalità, tra costruzione e gesto, tra controllo e perdita.

Fabrizio Molinario e l’identità come accumulo

Fabrizio Molinario, nato a Novara nel 1968, sviluppa un linguaggio fuori dagli schemi accademici, legato a una pittura gestuale e materica. Nei suoi lavori la figura umana è centrale, ma non viene mai restituita come immagine compatta e definitiva.

I suoi ritratti emergono da fitte sovrapposizioni di colore. L’identità appare come un mosaico complesso, composto da frammenti, stratificazioni, vissuti quotidiani e tensioni interiori. Il volto non è soltanto ciò che si mostra: è ciò che si accumula nel tempo, ciò che resta sotto la superficie, ciò che affiora in modo parziale.

Massimo Romani e l’illusione dell’effimero

Massimo Romani porta in mostra una pittura iperrealista meticolosa. Al centro della sua indagine c’è l’illusione del nastro carta: un elemento che sembra presente fisicamente sulla superficie, ma che è invece dipinto con precisione millimetrica.

Questo dettaglio diventa una metafora potente della temporaneità dell’essere umano. Il nastro carta richiama qualcosa di provvisorio, sottile, fragile, destinato a essere rimosso. Nella pittura di Romani, però, l’effimero viene fissato e trasformato in immagine duratura. Ciò che dovrebbe sparire diventa opera.

Il nastro carta come metafora del tempo

La forza dei lavori di Romani sta proprio in questa ambiguità. Il nastro carta sembra appartenere al mondo del lavoro preparatorio, del cantiere, della protezione temporanea. È un materiale umile, funzionale, destinato a non restare.

Eppure, attraverso la pittura, diventa protagonista. La sua fragilità viene elevata a immagine, la sua provvisorietà diventa permanenza. In questo modo l’artista interroga il rapporto tra pelle, legami, protezione e caducità, mostrando quanto l’esistenza sia costruita anche su strati sottili e precari.

Giovanni Sesia e i fantasmi della memoria

Giovanni Sesia, nato a Magenta nel 1955, lavora sul recupero di ciò che è stato abbandonato. Dopo la formazione all’Accademia di Brera, si avvicina alla fotografia come mezzo tecnico da affiancare alla propria espressività, costruendo opere in cui immagine, materia e memoria si intrecciano.

La sua ricerca dà nuova vita a tracce dimenticate. Ruggine, fotografie d’archivio e supporti segnati dal tempo diventano sedimenti di storia. Le opere non raccontano il passato in modo nostalgico, ma lo rendono nuovamente presente, dando corpo ai fantasmi della memoria.

La materia come archivio

Nelle opere di Sesia la materia non è mai neutra. La ruggine, le superfici consumate e le immagini d’archivio portano già dentro di sé una storia. L’artista interviene su questi elementi non per cancellarne le ferite, ma per farle parlare.

Il tempo appare come deposito, stratificazione, corrosione e sopravvivenza. Ogni lavoro diventa un ponte tra ciò che è stato e ciò che può ancora essere guardato. La memoria non è un’immagine ferma, ma un processo che continua a modificarsi nel presente.

Una mostra tra pittura e fotografia

Il dialogo tra i quattro artisti costruisce un percorso in cui i linguaggi si differenziano ma si richiamano continuamente. La pittura gestuale di Ferro, le sovrapposizioni materiche di Molinario, l’iperrealismo di Romani e le stratificazioni fotografiche di Sesia mostrano modi diversi di affrontare la stessa domanda.

Che cosa resta del tempo nelle immagini? Una traccia, un volto, un frammento, una superficie, un’illusione, una ferita. Convergenze. L’illusione del tempo invita il visitatore a muoversi tra queste possibilità, senza cercare una risposta unica.

Spazio StArt e il centro storico di Giovinazzo

La mostra si svolge a Spazio StArt, in Via Cattedrale 14, nel centro storico di Giovinazzo. La dimensione raccolta della galleria favorisce un confronto ravvicinato con le opere e con le diverse sensibilità degli artisti.

Il percorso assume così il carattere di un’esperienza concentrata, in cui lo spettatore è chiamato a rallentare lo sguardo. Non si tratta soltanto di osservare le immagini, ma di riconoscere le loro stratificazioni: ciò che appare subito, ciò che affiora dopo, ciò che resta sospeso.

 

FAQ

Dove si tiene la mostra Convergenze. L’illusione del tempo?

La mostra si tiene a Spazio StArt, in Via Cattedrale 14 a Giovinazzo, in provincia di Bari.

Quando è visitabile la mostra?

La mostra è visitabile dal 17 luglio al 9 agosto 2026.

Chi sono gli artisti in mostra?

Gli artisti presenti sono Davide Ferro, Fabrizio Molinario, Massimo Romani e Giovanni Sesia.

Chi cura la mostra?

La mostra è curata da Patrizia Dinoi.

Qual è il tema principale della mostra?

Il tema principale è il rapporto tra tempo, percezione, memoria e trasformazione, indagato attraverso linguaggi artistici differenti.

Quali linguaggi artistici sono presenti?

Il percorso mette in dialogo pittura, iperrealismo, stratificazioni materiche, fotografia d’archivio e ricerca sulla memoria.

L’ingresso è gratuito?

Sì. L’ingresso alla mostra è libero.

Quali sono gli orari di apertura?

La mostra è aperta dal mercoledì alla domenica dalle 19.00 alle 21.00. Sono possibili visite anche su appuntamento.

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