
Fonte immagine https://www.deichtorhallen.de/
Dal 5 giugno al 22 settembre 2026 Cocktail Prolongé ad Amburgo porta nella Hall for Contemporary Art dei Deichtorhallen Hamburg, in Deichtorstraße 1–2, oltre 300 opere provenienti dalla F.C. Gundlach Collection.
Curata da Sabine Schnakenberg, la mostra Cocktail Prolongé: F.C. Gundlach Special fa parte della 9ª Triennale di Fotografia di Amburgo e attraversa oltre un secolo di immagini per osservare il corpo nelle sue molteplici possibilità di rappresentazione.
Non soltanto corpo idealizzato, dunque, ma corpo vulnerabile o resistente, disciplinato o libero, inquieto, desiderato, trasformato e utilizzato per mettere in scena identità, fantasie, ruoli sociali e forme di non conformismo.
Il corpo al centro di Cocktail Prolongé
Il punto di partenza della mostra è la corporeità.
Nella fotografia il corpo può essere osservato, costruito, idealizzato o manipolato. Può corrispondere ai modelli estetici dominanti oppure metterli apertamente in discussione.
Cocktail Prolongé riunisce immagini molto diverse proprio per mostrare quanto siano cambiate nel tempo le possibilità di rappresentarlo.
Tra fotografia di moda, ritratto, sperimentazione artistica e immagini più provocatorie, il percorso non costruisce un’unica definizione del corpo, ma mette in evidenza le tensioni che continuamente lo attraversano.
F.C. Gundlach fotografo e collezionista
F.C. Gundlach (1926–2021) è stato fotografo, gallerista, collezionista, curatore e promotore della cultura fotografica.
Tra gli anni Cinquanta e Ottanta è stato uno dei protagonisti della fotografia di moda tedesca, contribuendo alla costruzione di un’immagine della femminilità fortemente legata all’eleganza e alla cultura visiva delle riviste.
La raccolta privata racconta però un lato meno immediato dei suoi interessi.
Accanto alla raffinatezza della fotografia professionale emerge infatti l’attrazione per rappresentazioni del corpo più irregolari, provocatorie e difficili da ricondurre ai modelli convenzionali.
La collezione privata mostra un altro sguardo
Gundlach comincia a costruire la propria collezione dalla metà degli anni Settanta.
Il nucleo complessivo conservato dai Deichtorhallen comprende oggi circa 17.000 opere, con una forte attenzione al tema dell’immagine dell’essere umano nella fotografia.
Cocktail Prolongé seleziona da questo patrimonio un insieme concentrato sul corpo e sulle sue rappresentazioni meno conformi.
È proprio qui che appare la distanza tra il fotografo di moda e il collezionista.
Da professionista Gundlach aveva contribuito alla produzione di immagini eleganti e controllate; nella raccolta privata lasciava invece spazio anche all’ambiguità, alla vulnerabilità, alla sessualità e a forme più radicali di autorappresentazione.
Oltre 300 opere, dal 1900 a oggi
Il percorso comprende oltre 300 opere, databili dall’inizio del Novecento fino alla contemporaneità.
Non esiste quindi una sola epoca o una sola estetica.
Cambiano i corpi, cambiano i modi in cui vengono fotografati e cambiano soprattutto i significati che una società attribuisce alle immagini.
Una fotografia realizzata cento anni fa può oggi essere osservata attraverso categorie che al momento dello scatto non erano ancora formulate nello stesso modo.
È proprio questo scarto temporale a permettere alla mostra di mettere le opere in nuove relazioni.
Da Diane Arbus a Cindy Sherman
Tra i circa settanta fotografi presenti figurano Diane Arbus, Richard Avedon, Hans Bellmer, Erwin Blumenfeld, Katharina Bosse, Bill Brandt, Larry Clark, Greg Gorman, Jenny Holzer, Jürgen Klauke, Robert Mapplethorpe, Irving Penn, Jimmy DeSana, Cindy Sherman e Joel-Peter Witkin, insieme a molti altri autori.
Sono figure appartenenti a epoche, generazioni e pratiche molto differenti.
Alcuni provengono dalla moda, altri dalla fotografia documentaria, dal ritratto o dalla ricerca artistica.
Proprio questa eterogeneità impedisce al percorso di trasformarsi in una semplice storia lineare della rappresentazione del corpo.
Corpi vulnerabili e corpi che resistono

Fonte immagine: https://www.deichtorhallen.de/
Uno dei contrasti proposti dalla mostra è quello tra vulnerabilità e resistenza.
Un corpo può essere fragile, esposto allo sguardo o sottoposto a norme sociali.
Ma può anche utilizzare la propria visibilità come forma di affermazione.
La stessa fotografia può quindi assumere significati differenti a seconda di chi viene rappresentato, di chi produce l’immagine e del contesto in cui questa viene osservata.
Non esiste un corpo neutrale.
Ogni rappresentazione porta con sé idee sulla bellezza, sul genere, sul desiderio, sull’età e su ciò che una determinata società considera accettabile o fuori norma.
Queerness e non conformismo
La queerness costituisce uno dei temi esplicitamente indicati dai Deichtorhallen per leggere la mostra.
Molte opere della raccolta permettono infatti di osservare corpi e identità che si sottraggono alla rappresentazione normativa.
Non significa costruire una sezione separata dedicata esclusivamente alla comunità queer.
Piuttosto, il percorso mostra quanto la fotografia abbia contribuito nel tempo a mettere in discussione le categorie attraverso cui il corpo viene classificato.
Vestiti, pose, gesti e trasformazioni possono diventare strumenti attraverso i quali costruire identità alternative o rendere visibile ciò che per lungo tempo è rimasto ai margini.
Robert Mapplethorpe e il corpo come costruzione
La presenza di Robert Mapplethorpe introduce uno degli autori che più radicalmente hanno trasformato il rapporto tra fotografia, desiderio e corpo.
Nelle sue immagini la precisione formale può convivere con contenuti espliciti.
Il corpo viene modellato attraverso luce, posizione e inquadratura fino ad assumere una presenza quasi scultorea.
Allo stesso tempo, la fotografia non neutralizza la sessualità.
È proprio questa convivenza tra rigore estetico e desiderio a rendere il suo lavoro particolarmente significativo all’interno del percorso.
Cindy Sherman e l’identità come rappresentazione
Con Cindy Sherman, invece, l’identità smette di apparire come qualcosa di stabile.
Attraverso trasformazioni, travestimenti e personaggi costruiti davanti alla macchina fotografica, l’artista ha mostrato quanto il modo di presentare un corpo possa modificare radicalmente il significato di un’immagine.
Il volto e l’abbigliamento diventano strumenti.
La fotografia non registra semplicemente chi siamo: può contribuire a costruire ciò che sembriamo essere.
Dentro Cocktail Prolongé questa ricerca entra direttamente nel tema dei ruoli e delle proiezioni attribuite al corpo.
Moda e rottura delle convenzioni
La fotografia di moda rappresenta un punto di riferimento inevitabile per una mostra legata alla collezione di Gundlach.
Ma anche qui il rapporto non è semplice.
La moda può creare modelli di bellezza e proporre corpi idealizzati, ma può essere anche uno spazio nel quale sperimentare immagini meno convenzionali.
Autori come Richard Avedon, Irving Penn, Erwin Blumenfeld, Herb Ritts e Helmut Newton hanno lavorato proprio sulla capacità della fotografia di moda di oltrepassare la semplice presentazione dell’abito.
Il corpo diventa parte di una costruzione visiva più ampia nella quale postura, luce e messa in scena possono modificare completamente la percezione del soggetto.
Il corpo può diventare performance
Alcune delle opere presenti spostano ulteriormente il limite tra fotografia e performance.
Il corpo viene travestito, modificato, messo alla prova o trasformato in un personaggio.
Le fotografie di Fergus Greer dedicate a Leigh Bowery, presenti nella comunicazione ufficiale della mostra, sono un esempio particolarmente evidente.
Costume, trucco e trasformazione non servono soltanto a nascondere un’identità.
Possono produrne una nuova.
Il corpo diventa una superficie aperta alla reinvenzione.
Dai processi storici alla fotografia digitale
La varietà riguarda anche le tecniche.
La selezione attraversa processi fotografici molto differenti: dalle stampe all’albumina e alla gelatina d’argento fino a Cibachrome, stampe cromogeniche, platino-palladio e fotografia digitale.
La storia del corpo fotografato coincide quindi anche con una storia dei materiali attraverso cui quel corpo è diventato immagine.
Ogni tecnica produce superfici, contrasti e possibilità differenti.
Il passaggio al digitale non cancella questa dimensione materiale, ma aggiunge un nuovo capitolo a una storia iniziata molto prima.
Il centenario della nascita di F.C. Gundlach
La mostra assume un significato particolare nel 2026.
F.C. Gundlach sarebbe nato cento anni fa, il 16 luglio 1926.
Cocktail Prolongé viene quindi concepita anche come un omaggio alla sua figura, non soltanto come fotografo e collezionista, ma come promotore della fotografia ad Amburgo.
Gundlach fu infatti tra i protagonisti della nascita del House of Photography dei Deichtorhallen e fu anche l’iniziatore della Triennale di Fotografia di Amburgo.
Perché Cocktail Prolongé
Anche il titolo racconta qualcosa della personalità del collezionista.
Gundlach utilizzava l’espressione Cocktail Prolongé per invitare amici e conoscenti a incontri prolungati durante i quali osservare insieme le fotografie della raccolta, discuterle e creare nuovi accostamenti.
Il piacere del collezionare non coincideva quindi soltanto con il possesso.
Comprendeva il confronto e la possibilità di modificare continuamente le relazioni tra le opere.
La mostra recupera proprio questa idea: una collezione come qualcosa di vivo, che cambia ogni volta che viene guardato da una nuova prospettiva.