Claudio Barontini, Uno sguardo

- DATA INIZIO: 29/08/2026

- DATA FINE: 26/09/2026

- LUOGO: Palazzo delle Esposizioni – Fondazione Banca del Monte di Lucca

- INDIRIZZO: Piazza San Martino 7, 55100 Lucca LU

- TEL: +39 0583 464062

- SITO WEB: fondazionebmluccaeventi.it

- ULTERIORI INFORMAZIONI: Mostra realizzata dalla Fondazione Banca del Monte di Lucca e dalla Fondazione Lucca Sviluppo, con il patrocinio del Comune e della Provincia di Lucca. A cura di Alice Barontini. Project management Barbara Pezzini. Inaugurazione sabato 29 agosto 2026 alle ore 18.30. Orari: martedì-domenica 15.00-19.00; lunedì chiuso. Ingresso gratuito. Accessibilità: il Palazzo delle Esposizioni dispone di un ingresso accessibile da Via del Molinetto e di accesso ai diversi piani espositivi.

- NOTE AGGIUNTIVE: Claudio Barontini. Uno sguardo riunisce fotografie in bianco e nero che attraversano differenti nuclei della ricerca dell’autore: celebri ritratti di protagonisti della cultura, del cinema, della moda e dello spettacolo, immagini nate durante i suoi viaggi e un omaggio specifico al territorio lucchese. Per la prima volta sono inoltre presentate alcune fotografie del ciclo flâneur realizzate tra Viareggio, Pietrasanta, Torre del Lago e il centro storico di Lucca. Durante la mostra è prevista anche la proiezione del documentario artistico Kemp-Barontini: Drawings and Pictures del 2020.

Locandina della mostra Uno sguardo di Claudio Barontini a Lucca con fotografia in bianco e nero della città
La locandina di Uno sguardo introduce il percorso fotografico di Claudio Barontini tra ritratti iconici e immagini del territorio lucchese.
Fonte immagine https://www.fondazionebmluccaeventi.it/

 

Dal 29 agosto al 26 settembre 2026 Claudio Barontini a Lucca è protagonista al Palazzo delle Esposizioni – Fondazione Banca del Monte di Lucca, in Piazza San Martino 7, con Uno sguardo, mostra fotografica che attraversa diversi momenti della sua lunga attività.

Ritratti di personalità internazionali, fotografie di viaggio e immagini dedicate al territorio lucchese costruiscono un percorso nel quale il bianco e nero diventa il filo conduttore di uno stile sviluppato nell’arco di oltre cinquant’anni.

Da Patti Smith a Vivienne Westwood, da Re Carlo III a Vittorio Gassman, Barontini ha incontrato davanti al proprio obiettivo protagonisti del cinema, dell’arte, della musica e della cultura. Ma Uno sguardo mostra anche l’altro versante della sua fotografia: quello rivolto ai luoghi, agli incontri casuali e ai frammenti di quotidianità.

Uno sguardo come filo conduttore

Il titolo della mostra è essenziale, ma descrive bene il punto attorno al quale ruota il percorso.

Lo “sguardo” non coincide semplicemente con ciò che il fotografo decide di inquadrare.

È il modo in cui si avvicina alle persone, individua un dettaglio e sceglie il momento in cui trasformare un incontro in fotografia.

Nel lavoro di Claudio Barontini questo atteggiamento rimane riconoscibile anche quando cambiano completamente i soggetti.

Un personaggio celebre davanti all’obiettivo e una scena incontrata durante un viaggio appartengono apparentemente a mondi diversi. A collegarli è il tentativo di evitare la spettacolarizzazione e di lasciare emergere qualcosa che non dipenda soltanto dalla fama o dall’eccezionalità del soggetto.

Patti Smith, Re Carlo III e le altre icone

Una parte centrale di Uno sguardo è dedicata ai ritratti storici che hanno contribuito a definire la fotografia di Barontini.

Tra i protagonisti compaiono Patti Smith, Vivienne Westwood, Franco Zeffirelli, Re Carlo III, Susan Sarandon, Vittorio Gassman, Sylvester Stallone, Lina Wertmüller e Lindsay Kemp.

La varietà dei personaggi è notevole.

Musica, cinema, moda, teatro e cultura si incontrano attraverso fotografie che non cercano soltanto di documentare la presenza di una celebrità.

Il soggetto rimane naturalmente riconoscibile, ma ciò che interessa è il momento in cui il personaggio pubblico lascia intravedere qualcosa di meno costruito.

Fotografare una persona, non soltanto un personaggio

Il ritratto di una celebrità presenta una difficoltà particolare.

Chi si trova davanti alla macchina fotografica possiede già un’immagine pubblica molto forte. Il pubblico conosce quel volto attraverso film, concerti, giornali e televisioni ancora prima di vedere la fotografia.

Il fotografo deve quindi confrontarsi con un’identità visiva già costruita.

Barontini lavora spesso cercando una relazione più diretta.

Non elimina la notorietà del soggetto, ma prova ad attraversarla, aspettando un’espressione, un gesto o una pausa capaci di rendere il ritratto qualcosa di più della semplice fotografia di una persona famosa.

Il bianco e nero come scelta di linguaggio

Il bianco e nero occupa un ruolo determinante nella ricerca di Barontini.

Non rappresenta semplicemente una scelta estetica o un richiamo alla tradizione del fotogiornalismo.

Ridurre l’immagine alla relazione tra luce, ombra e tonalità intermedie permette di concentrare maggiormente l’attenzione sulle forme e sulle espressioni.

Nel ritratto, soprattutto, questa sottrazione può rendere più evidente uno sguardo, la struttura di un volto o il rapporto tra la persona e lo spazio circostante.

La fotografia diventa meno dipendente dagli elementi cromatici e più legata alla costruzione della luce.

Patti Smith davanti all’obiettivo

Tra le personalità fotografate da Barontini, Patti Smith rappresenta uno dei volti più immediatamente riconoscibili.

La musicista, poetessa e performer porta con sé un’immagine pubblica costruita attraverso decenni di fotografia, musica e cultura underground.

Ritrarre una figura così conosciuta significa necessariamente confrontarsi con un repertorio iconografico già vastissimo.

Il lavoro di Barontini cerca però quella dimensione dell’incontro che può rendere ogni sessione differente dalle immagini precedenti.

È una caratteristica che attraversa molti dei ritratti esposti a Lucca.

Da Vivienne Westwood a Vittorio Gassman

Lo stesso principio ritorna con personalità appartenenti a mondi molto diversi.

Vivienne Westwood porta nell’immagine la propria relazione con la moda e con una cultura visiva provocatoria.

Vittorio Gassman rappresenta invece una delle figure centrali del teatro e del cinema italiano del Novecento.

Franco Zeffirelli, Susan Sarandon, Sylvester Stallone e Lina Wertmüller aggiungono ulteriori storie e identità.

La mostra non cerca di uniformarle.

Il ritratto diventa piuttosto il luogo nel quale una stessa sensibilità fotografica incontra persone profondamente differenti.

La fotografia di viaggio

Accanto ai ritratti, Uno sguardo apre un secondo percorso dedicato al viaggio.

Alcune fotografie sono già apparse nei progetti editoriali dell’autore, mentre altre risultano inedite.

Barontini attraversa luoghi molto differenti: Liverpool, New York, la Costa Azzurra e diverse aree della penisola italiana.

Il viaggio non produce però necessariamente la ricerca del monumento o della veduta spettacolare.

Le fotografie vengono presentate come “impressioni”: incontri visivi raccolti durante il movimento.

Lo spirito del flâneur

Per descrivere questa parte del lavoro ricorre il termine flâneur.

La figura del flâneur appartiene alla cultura urbana moderna: qualcuno che attraversa la città senza seguire esclusivamente una destinazione prestabilita, osservando ciò che accade lungo il percorso.

Per un fotografo questa disposizione può diventare particolarmente fertile.

Non sapere esattamente che cosa si incontrerà significa lasciare una parte della fotografia all’imprevisto.

Una strada, un volto, una luce o una situazione quotidiana possono improvvisamente acquistare importanza.

Il fotografo deve essere abbastanza presente da riconoscerli.

Lucca entra nel percorso

La mostra non si limita ai grandi personaggi internazionali e ai viaggi.

Una parte specifica è dedicata al territorio lucchese.

Barontini vi ha fotografato nel corso degli anni artisti e protagonisti della cultura, ma anche luoghi e situazioni osservati attraverso quella stessa attitudine da flâneur che caratterizza le immagini realizzate durante i suoi spostamenti.

Tra i ritratti legati alla provincia figurano Mario Monicelli, Nicole Kidman, Fernando Botero e Gabriella Ferri.

Accanto a loro compaiono fotografie nelle quali è il territorio stesso a diventare soggetto.

Viareggio, Pietrasanta e Torre del Lago

Per la prima volta vengono presentate alcune immagini del ciclo flâneur scattate tra Viareggio, Pietrasanta, Torre del Lago e il centro storico di Lucca.

Sono luoghi molto diversi tra loro.

Viareggio porta con sé il mare e una forte tradizione urbana e culturale; Pietrasanta ha costruito nel tempo un rapporto particolarmente stretto con l’arte e la scultura; Torre del Lago è legata alla memoria di Giacomo Puccini; Lucca offre invece il proprio tessuto storico e quotidiano.

Barontini non cerca però necessariamente di riassumere l’identità di questi luoghi.

Li attraversa raccogliendo frammenti.

Fotografare il territorio senza trasformarlo in cartolina

Il rischio della fotografia territoriale è spesso quello di fermarsi agli elementi immediatamente riconoscibili.

Un monumento, un panorama o un simbolo diventano sufficienti per identificare un luogo.

La fotografia di strada permette invece di spostare l’attenzione verso elementi meno programmati.

Una persona che attraversa uno spazio, una combinazione improvvisa di forme o una situazione quotidiana possono restituire un luogo senza mostrarne necessariamente l’immagine più famosa.

È questa dimensione che rende interessante l’incontro tra il ciclo flâneur e i celebri ritratti presenti nella mostra.

In entrambi i casi Barontini cerca qualcosa che emerge dall’osservazione.

Dalla musica alla fotografia

Il percorso professionale di Claudio Barontini non comincia con una macchina fotografica.

Nato a Livorno nel 1954, da giovane frequenta l’Accademia di Arte Figurativa Trossi Uberti e contemporaneamente sviluppa una forte passione per la musica.

Studia contrabbasso in conservatorio e suona il basso elettrico.

Nel 1973 entra nell’orchestra di Milva, con la quale rimane per otto anni partecipando a tournée internazionali.

È proprio durante quei viaggi che comincia a fotografare.

Una reflex durante le tournée di Milva

La fotografia entra quindi nella vita di Barontini attraverso il viaggio.

Acquista una reflex e comincia a utilizzarla durante le tournée, scattando immagini in città come Parigi, New York, Boston, Amburgo e Leningrado, oggi San Pietroburgo.

All’inizio musica e fotografia procedono insieme.

Nel 1979, mentre continua a lavorare come musicista, Barontini comincia a collaborare come fotografo freelance con la pagina Cultura e Spettacoli de Il Tirreno.

La scelta definitiva arriva negli anni successivi.

Dal fotogiornalismo al ritratto

Nel 1990 Barontini diventa fotoreporter professionista e comincia a collaborare con L’Europeo.

Seguiranno numerosi lavori per magazine italiani e internazionali.

L’esperienza giornalistica aiuta a comprendere una parte del suo linguaggio.

Il fotografo deve essere capace di osservare rapidamente, adattarsi alla situazione e riconoscere ciò che vale la pena trattenere.

Anche quando il soggetto è in posa, quella sensibilità rimane.

Il ritratto conserva qualcosa dell’incontro e dell’imprevedibilità propria del reportage.

Leave a Comment

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER