Un confronto tra artisti di generazioni e origini diverse ma legati da una poetica e immaginifica rappresentazione degli animali
Galleria Eduardo Secci di Milano ospita la mostra CHICO DA SILVA, JORDY KERWICK. For a Bestial Poetics, fino al 8 febbraio

Mentre a Torino la galleria In Arco presenta una mostra personale di Chico da Silva, pioniere dell’arte naif brasiliana, la Galleria Secci di Milano presenta lo stesso Chico da Silva (Alto Tejo, Acre, Brasile, 1910 o 1922 – Fortaleza, Ceará, Brasile, 1985) ma in dialogo con l’artista contemporaneo australiano Jordy Kerwick (1982, Australia).
Nella mostra CHICO DA SILVA, JORDY KERWICK. For a Bestial Poetics, aperta a Milano in via Olmetto 1 fino a sabato 8 febbraio 2024, i due artisti che pure hanno svolto la loro attività artistica in tempi e contesti diversi, sono riuniti in un dialogo potente.
L’anno della nascita di Francisco Domingos da Silva, detto Chico da Silva figlio di un indiano peruviano e di una donna dello stato del Ceará non è certo ma si stima che l’artista sia nato nel 1910 o 1922 .
Chico da Silva, fin dalla tenera età, viaggiò per tutto il nord e il nord-est del Brasile prima di stabilirsi a Fortaleza, Ceará.
All’inizio degli anni ’40, ha iniziato a disegnare con il carbone e il gesso sulle pareti delle case della regione costiera della città.
Disegnando spontaneamente uccelli e draghi alati su quei muri, attirò l’attenzione del critico d’arte svizzero Jean Pierre Chabloz, che lo introdusse al mondo dell’arte e portò il suo lavoro in Europa.
Chabloz si dedica infatti alla promozione del lavoro di Chico e allestisce la sua prima mostra personale alla Galerie Pour L’Art di Losanna nel 1952.
I suoi riconoscimenti internazionali sono segnati dalla partecipazione alla Biennale di San Paolo nel 1967 e alla Biennale di Venezia nel 1966. dove ha avuto tre opere premiate con menzione d’onore.
Il lavoro di Chico influenzò non solo altri artisti, ma anche la comunità intorno a lui.
Chico divenne infatti una sorta di maestro, con discepoli che creavano a modo loro, un fenomeno oggi noto come la Scuola di Pirambu (dal nome del quartiere di Fortaleza dove Chico visse per la maggior parte della sua vita).
Con Da Silva si confronta un artista quarantenne, l’australiano Jordy Kerwick che crea dipinti che assimilano riferimenti canonici della storia dell’arte, come Henri Matisse e Henri Rousseau, in scene avvolte in un’estetica pop, dove le figure convivono sia nella natura che in ambienti domestici o urbani.
Le sue scene suggeriscono una sorta di teatro delirante.
Diversamente da Chico, che spesso fonde figura e sfondo con una costruzione puntinista, le figure di Kerwick appaiono in primo piano con motivi che ricoprono i loro corpi, in contrasto con le composizioni sullo sfondo.
In queste creature, è difficile distinguere tra pelle e costume o caratterizzazione.
Questo confine diventa ancora più sfumato negli oggetti tridimensionali che Kerwick introduce nello spazio: sebbene siano sculture, funzionano anche come maschere.
Insieme le opere dei due, siano dipinti che sculture, sostengono una libertà immaginativa, permeata da una chimera di esseri che emergono dalle menti irrequiete e creative di entrambi gli artisti.