Chi sono?

Non sto sognando eppure tutto è fermo attorno a me

Chi sono?

 

 

Continuo a salire, alzo lo sguardo, mi guardo attorno e vedo sempre le stesse cose, le stesse prospettive, le stesse angolature, le stesse luci e ombre.

È come se fossi entrato, diventando io stesso immobile in un quadro, anzi in un disegno a china perché tutto è in bianco e nero come nel fermo immagine di un film degli anni Trenta. Eppure sto salendo, abbasso lo sguardo, osservo le mie gambe in movimento, i miei piedi, che avanzano sulla scala, passo dopo passo. Alzo gli occhi, attorno è tutto immobile.

Sto sognando.

Mi do un pizzicotto.

Ahi, fa male.

Non sto sognando eppure tutto è fermo attorno a me.

Gli occhi che osservano i piedi sono gli stessi che guardano attorno.

“l’io che sale le scale è lo stesso che osserva il mondo. “Quale dei due sono io veramente?”

Sdoppiato! una parte di me è scivolata in una realtà parallela, sfasata nel tempo.

Logico!

Un unico essere, quale io sono, sdoppiato in dimensioni temporali diverse.

Sdoppiamento della dimensione temporale come nell’opera dell’artista belga James Lee Byars, vista recentemente a Venezia, nella chiesa di santa Maria della Visitazione alle Zattere, in un evento collaterale alla 58^ esposizione d’arte della Biennale di Venezia.

Nell’istallazione “The death of James Lee Byars” l’artista immagina il momento del suo trapasso nell’al di là.

Realizza un’opera di grande impatto emotivo: una grande stanza aperta sul lato del visitatore con pareti e pavimento tutti coperti di foglia d’oro, applicata in modo che parte di ogni foglio sia libera di vibrare ad ogni leggerissimo movimento.

Sul pavimento, al centro, nella prima istallazione originale del 1994 l’artista collocò sé stesso disteso e coperto, pure lui da foglia d’oro, sostituito a Venezia da un cassone con la stessa copertura in foglia d’oro svolazzante.

La leggerezza e la fragilità della foglia d’oro invitano a riflettere sulla fragilità della vita e sulla leggerezza dell’essere.

Allora l’artista metteva in relazione il presente della sua azione artistica al futuro del suo non-essere, consapevole però di quale fosse allora per lui il presente.

Ma io non so qual è ora il mio presente!

Sono io, sempre lo stesso, in questo preciso istante, in entrambe le realtà. Sono io adesso in movimento, sono io adesso immobile.

Vorrei elevarmi sopra me stesso avere degli occhi per guardare dall’alto quale sia il mio vero presente.

Sono Luca Parmitano, il primo astronauta italiano al comando della stazione Spaziale Internazionale, io suoi occhi mi osservano dall’alto e sapranno certamente distinguere il vero presente che c’è in me.

Lo farà certamente quando uscirà per una passeggiata spaziale, proprio quando l’orbita della Stazione Spaziale lo porterà ad essere perpendicolare sopra di me e non avrà ostacoli nel guardarmi Ma la Stazione viaggia alla velocità di oltre 27 mila km all’ora e ad una distanza dalla terra che varia dai 330 ai 410 chilometri sul livello del mare. Con quella velocità e a quella distanza forse non riesce a vedere bene il puntino infinitesimale che sono io sulla terra. Non sono Luca Parmitano.

Devo cercare qualcos’altro se voglio risolvere il mio problema.

Chiudo gli occhi, sogno. Una libellula sopra l’acqua in estate impegnata nelle sue evoluzioni acrobatiche, impennate, rapidi scarti, arresti e cambi improvvisi di direzione.

Due occhi composti, formati da 20.000 occhi semplici iridescenti, penetrano ogni più piccolo particolare in una visione perfetta.

Vorrei essere una libellula, accetterò di trascorre gran parte della vita sul fondo degli stagni sotto forma di larva per poi trasformarmi per incanto in una figura leggiadra dai colori vivi e cangianti, legata ai cambiamenti della vita e all’introspezione di sé stessi e della propria coscienza.

Vorrei avere la sua vista a 360° nella ricerca della verità, nel superamento delle illusioni in viaggio dentro me stesso.

Vorrei, come una libellula, attraversare percezioni e sogni per riscoprire le speranze e trovare dentro di me la forza per effettuare i cambiamenti e vivere la realtà senza credere a tutto quello che vedo o sento. La natura che vince la scienza,

Vola libellula, sali alta per scrutare nel profondo ciò che io non vedo, segui con i tuoi occhi l’io in movimento, affiancati all’io immobile, dimmi chi sono!

 

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