
Fonte immagine https://www.thomasdanegallery.com/
Dal 29 settembre al 19 dicembre 2026, Cecily Brown torna a Napoli con A sunset, a ruin, a crowd, and a battle, nuova mostra personale alla Thomas Dane Gallery di Via Francesco Crispi.
Trenta nuovi dipinti e disegni compongono un percorso nel quale il caldo, la folla e l’agitazione dell’estate europea entrano in collisione con mito, archeologia e storia dell’arte.
È la seconda mostra dell’artista nella sede napoletana dopo We Didn’t Mean to Go to Sea del 2019 e la quarta personale realizzata complessivamente con Thomas Dane Gallery.
Cecily Brown torna a Napoli
Il rapporto tra Cecily Brown e Napoli precede di molti anni la sua attività espositiva in città.
L’artista visitò Napoli per la prima volta all’inizio degli anni Novanta, prima del trasferimento da Londra a New York.
A colpirla furono l’energia della città, la luce sul Golfo e quel continuo intreccio di luminosità e ombra che ancora oggi entra nella sua pittura.
Nel 2019 tornò con We Didn’t Mean to Go to Sea, mostra nella quale naufragi, pittura romantica e tragedie della migrazione contemporanea si incontravano in immagini dense e instabili.
Nel nuovo progetto lo sguardo sembra spostarsi dal mare alla terraferma.
Un tramonto, una rovina, una folla e una battaglia
Il titolo della mostra deriva dal dipinto A sunset, a ruin, a crowd, and a battle, realizzato nel 2025.
L’opera condensa epoche differenti in una composizione popolata da figure che emergono e subito sembrano dissolversi.
Secondo la presentazione della galleria, il dipinto racchiude simbolicamente mille anni di storia in una sorta di puzzle visivo, mettendo in relazione la trasformazione continua dell’immagine con quella della stessa città di Napoli.
Nulla sembra completamente stabile.
Le figure compaiono, arretrano, si confondono.
Ed è proprio questa instabilità uno dei tratti più riconoscibili della pittura di Brown.
Una pittura tra astrazione e figurazione
Nata a Londra nel 1969 e residente a New York, Cecily Brown ha costruito negli ultimi tre decenni una pittura difficilmente collocabile completamente nell’astrazione o nella figurazione.
Il corpo umano può apparire per un istante e poi sciogliersi nella pennellata.
Un paesaggio può diventare quasi una massa di colore.
Una scena apparentemente caotica può rivelare, osservandola più a lungo, frammenti di volti, corpi e gesti.
La superficie non offre quindi una lettura immediata.
Richiede tempo.
Brown costringe lo spettatore a oscillare continuamente tra ciò che riconosce e ciò che perde subito dopo.
Il caos delle vacanze estive
Se il titolo principale guarda alla storia, un altro grande dipinto conduce direttamente nel presente.
Sorrento Sunset, realizzato tra il 2025 e il 2026, porta lo spettatore dentro una località turistica europea nel pieno dell’estate.
La tela misura quasi quattro metri di larghezza e costruisce una scena affollata nella quale la promessa idilliaca della vacanza comincia lentamente a incrinarsi.
Turisti cercano il punto migliore da cui fotografare il tramonto.
Altri si accalcano per un aperitivo.
Corpi e prospettive interferiscono tra loro.
La pennellata restituisce l’energia della folla fino a trasformare una scena apparentemente piacevole in qualcosa di più ambiguo.
Il paradiso turistico diventa battaglia
È uno degli elementi più interessanti del progetto.
Brown non rappresenta necessariamente un conflitto nel senso tradizionale del termine.
La battaglia può essere molto più quotidiana.
È quella per occupare lo spazio migliore.
Per avere la fotografia perfetta.
Per raggiungere il punto panoramico.
Per vivere, almeno apparentemente, l’esperienza ideale.
La galleria descrive questo passaggio come una trasformazione quasi satirica del turismo contemporaneo in una nuova forma di history painting, la grande pittura storica tradizionalmente destinata a guerre, miti ed eventi solenni.
Qui l’epica viene applicata alle contraddizioni dell’estate europea.
Il turismo entra nella storia della pittura
Il contrasto è efficace proprio perché i soggetti sono quotidiani.
Una vacanza.
Un tramonto.
Una spiaggia.
Una folla.
Un cocktail.
Brown utilizza però dimensioni, composizioni e tensioni visive normalmente associate alla grande pittura storica.
Il risultato crea una frizione tra ciò che viene rappresentato e il modo monumentale con cui viene mostrato.
La banalità del presente comincia così a somigliare a una scena di battaglia.
Angelina, la cameriera della pizzeria
Accanto alle grandi tele compaiono opere di dimensioni più contenute.
Tra queste la galleria segnala Angelina, the waitress at the pizzeria del 2025.
Il dipinto raffigura una presenza molto più quotidiana rispetto alle figure provenienti dal mito.
Ma viene messo in relazione con tre differenti rappresentazioni di Pandora, la prima donna della mitologia greca.
Il confronto mette sullo stesso piano presente e mito.
La cameriera contemporanea e la figura mitologica appartengono a tempi differenti, ma possono convivere nello stesso universo pittorico.
Pandora e ciò che il turista non vede
Il gruppo di opere legato a Pandora introduce anche un’altra dimensione.
Secondo la presentazione ufficiale, questi lavori alludono a parti della città che rimangono normalmente inaccessibili allo sguardo del turista.
Brown attinge anche alla tradizione dei dipinti di boudoir della Belle Époque per suggerire l’esistenza di ambienti più privati, opulenti e nascosti.
La città turistica possiede quindi due livelli.
Quello visibile, attraversato e fotografato continuamente.
E quello che rimane dietro le porte.
De Chirico invaso dalla folla
La riflessione sulla sovrappopolazione turistica ritorna nei disegni e nelle incisioni.
Brown riprende le piazze rarefatte e le statue della pittura metafisica di Giorgio de Chirico, ma immagina quegli spazi quasi invasi dai visitatori.
È un ribaltamento particolarmente significativo.
Le piazze di de Chirico sono celebri proprio per il silenzio, l’immobilità e la sensazione di assenza.
Brown introduce invece la folla.
Lo spazio metafisico diventa improvvisamente luogo turistico.
Spiagge senza più sabbia
Lo stesso principio viene applicato alle spiagge.
Non perché la sabbia scompaia realmente.
Scompare sotto i corpi.
La spiaggia ideale, associata normalmente a spazio aperto, riposo e libertà, diventa un luogo saturo.
Anche qui la pittura mette in crisi l’immagine pubblicitaria della vacanza.
Ciò che dovrebbe offrire una fuga dalla quotidianità rischia di trasformarsi in un’altra forma di congestione.
Tequila Sunrise e Tequila Sunset
Il progetto comprende anche due nuove incisioni del 2026, Tequila Sunrise e Tequila Sunset, realizzate in collaborazione con Two Palms.
Brown interviene manualmente sulle stampe con una stesura di colore che richiama le sfumature accese dei cocktail serviti nelle località balneari europee.
Ancora una volta il piacere estivo contiene una componente ironica.
Il colore seducente del drink finisce per entrare nella stessa atmosfera di eccesso, calore e sovraffollamento che attraversa l’intera mostra.
Il tramonto perfetto esiste ancora?
Il tramonto è una delle immagini più fotografate.
Proprio per questo è diventato quasi un cliché visivo.
Ogni sera migliaia di persone puntano uno smartphone verso il sole.
La natura continua a produrre lo stesso fenomeno, ma il modo in cui lo viviamo è cambiato.
Guardiamo il tramonto.
Contemporaneamente lo fotografiamo.
Controlliamo l’immagine.
Magari la condividiamo.
Brown sembra interessata anche a questa sovrapposizione tra esperienza e rappresentazione.
Il desiderio di conservare il momento rischia di interferire con il momento stesso.
Cecily Brown dopo Picture Making alla Serpentine
La mostra napoletana arriva poche settimane dopo la conclusione di Cecily Brown: Picture Making, importante personale alla Serpentine South di Londra, aperta dal 27 marzo al 6 settembre 2026.
La mostra londinese riuniva nuovi lavori ispirati a Kensington Gardens insieme a dipinti dal 2001, monotypes e disegni. Era la prima grande personale di pittura di Brown in un’istituzione pubblica britannica dal 2005.
Il passaggio da Londra a Napoli mette quindi in evidenza due differenti modi di osservare lo spazio.
Da una parte il parco.
Dall’altra la città mediterranea, la costa e la folla estiva.
Una carriera tra Europa e Stati Uniti
Cecily Brown è nata a Londra nel 1969 e si è diplomata alla Slade School of Art nel 1993.
Vive e lavora a New York.
Le sue opere sono conservate in importanti collezioni pubbliche, tra cui Solomon R. Guggenheim Museum, Metropolitan Museum of Art, Whitney Museum of American Art e Tate.
Negli ultimi anni le sono state dedicate personali al Metropolitan Museum of Art, al Museo Novecento di Firenze, alla Barnes Foundation di Philadelphia, al Dallas Museum of Art e alla Serpentine di Londra.
Napoli ritorna dentro la pittura
La città non è soltanto la sede della mostra.
Entra direttamente nella sua costruzione.
Rovine, luce, storia, mare e turismo si sovrappongono continuamente nell’immaginario napoletano.
È difficile osservare Napoli come un luogo appartenente a un solo tempo.
Antico e contemporaneo convivono.
Il monumento archeologico può trovarsi a pochi passi da una strada affollata.
La vista sul Golfo può essere interrotta da telefoni sollevati per fotografarla.
Questa coesistenza si adatta perfettamente al linguaggio di Brown, nel quale figure appartenenti a tempi differenti possono comparire all’interno della stessa superficie.
FAQ
Qual è il titolo ufficiale esatto della mostra?
Il titolo ufficiale è A sunset, a ruin, a crowd, and a battle. La traduzione italiana non compare come parte del titolo ufficiale utilizzato da Thomas Dane Gallery.