Broken Promises: July of Memory

- DATA INIZIO: 26/09/2026

- DATA FINE: 25/10/2026

- LUOGO: Palazzo Barni – World Report Award | Documenting Humanity, Student Award - Lodi

- INDIRIZZO: Corso Vittorio Emanuele II, 17 – 26900 Lodi

- TEL: +39 348 3880915

- SITO WEB: festivaldellafotografiaetica.it

- ULTERIORI INFORMAZIONI: Mostra inserita nella XVII edizione del Festival della Fotografia Etica di Lodi. Sabato e domenica 9:30–20:00. Dal lunedì al venerdì 9:30–17:00 con visite accompagnate, previa prenotazione e con abbonamento. Biglietto giornaliero Festival €18 nei primi due weekend e €20 nei successivi; abbonamento €21. Previste riduzioni e gratuità. L’accesso a Palazzo Barni può risultare impossibile o molto difficoltoso per persone con disabilità motorie per la presenza di scale senza montascale. Non è consentito l’accesso ai cani.

- NOTE AGGIUNTIVE: Vincitore dello Student Award 2026 del World Report Award, il progetto di Mashruk Ahmed racconta attraverso fotografia, video e ricerca documentaria le conseguenze umane delle proteste del 2024 in Bangladesh, concentrandosi su sopravvissuti, famiglie e giovani protagonisti della mobilitazione.

Broken Promises: July of Memory a Lodi, il reportage di Mashruk Ahmed

 

Broken Promises July of Memory: gamba con fissatore esterno illuminata in una fotografia in bianco e nero
Copyright foto: © Mashruk Ahmed
Fonte immagine https://www.festivaldellafotografiaetica.it/

 

Broken Promises: July of Memory porta al Festival della Fotografia Etica di Lodi il lavoro con cui Mashruk Ahmed ha vinto lo Student Award 2026 del World Report Award | Documenting Humanity. Il progetto concentra lo sguardo sulle conseguenze umane delle proteste che hanno attraversato il Bangladesh nel 2024, seguendo sopravvissuti, famiglie delle vittime e giovani coinvolti nella mobilitazione.

Più che fermarsi ai momenti più visibili degli scontri, Ahmed sceglie di osservare ciò che resta dopo: i corpi segnati, le assenze, la memoria familiare e la ricerca di una nuova quotidianità. È proprio questa attenzione alle conseguenze a costituire il nucleo del progetto premiato a Lodi.

Broken Promises: July of Memory e ciò che resta dopo le proteste

La serie nasce dalle proteste del luglio 2024 in Bangladesh e segue le loro conseguenze nel tempo. Il rapporto preliminare dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani ha documentato migliaia di feriti tra manifestanti e persone presenti nelle aree degli scontri, oltre a gravi violazioni dei diritti umani durante le proteste e la repressione che le accompagnò.

Ahmed sceglie però una prospettiva diversa dalla cronaca immediata. Il suo lavoro segue persone che devono fare i conti con ferite permanenti, famiglie segnate dalla perdita e giovani che continuano a interrogarsi sul significato e sulle conseguenze di quanto accaduto.

La fotografia diventa così uno strumento di memoria, capace di mettere in relazione l’esperienza individuale con una vicenda collettiva ancora vicina nel tempo.

Un racconto costruito dall’interno

Uno degli elementi sottolineati dalla giuria dello Student Award è la posizione dello stesso fotografo rispetto alla storia che racconta.

Ahmed non affronta infatti il Bangladesh come un osservatore esterno. La sua ricerca nasce all’interno dello stesso contesto sociale e culturale dei soggetti fotografati e si sviluppa attraverso una conoscenza diretta delle esperienze che documenta.

La motivazione della giuria mette in evidenza proprio questa capacità di andare oltre il momento più spettacolare degli eventi e di soffermarsi invece sulle conseguenze più lente: la ricostruzione di una vita, il lutto, la memoria e il modo in cui un trauma collettivo continua a essere trasmesso.

Mashruk Ahmed tra fotografia, video e materiali d’archivio

Mashruk Ahmed è un visual storyteller e autore documentario del Bangladesh. La sua ricerca attraversa fotografia, video e materiali d’archivio, mettendo in relazione storia, politica ed esperienza personale.

Il suo lavoro indaga in particolare il modo in cui violenza, identità e trauma collettivo continuano a lasciare tracce nelle generazioni successive. La costruzione delle immagini viene affiancata da un metodo di ricerca che collega storie individuali e contesti più ampi.

Ahmed lavora anche come Visual Storytelling Editor per Netra News, piattaforma investigativa con sede in Svezia, ed è stato Editorial Director del volume fotografico Witness to the Uprising. Il Festival segnala inoltre il suo progetto The War Is Not Over Yet, dedicato alle conseguenze psicologiche e politiche della guerra di liberazione del Bangladesh del 1971 sulle donne che vi presero parte.

Lo Student Award 2026

Con Broken Promises: July of Memory, Mashruk Ahmed ha ottenuto lo Student Award 2026 del World Report Award | Documenting Humanity.

Il riconoscimento è destinato ai fotografi che frequentano scuole o corsi di fotografia, oppure che hanno completato la formazione dopo il 31 dicembre 2024. Per questa categoria il Festival richiede progetti composti da 20 a 25 immagini.

La giuria ha premiato il lavoro di Ahmed per la capacità di costruire un racconto documentario articolato e di mantenere l’attenzione sulle persone e sulle conseguenze degli eventi anche dopo che l’interesse immediato della cronaca si è spostato altrove.

FAQ

Chi è Mashruk Ahmed?

Mashruk Ahmed è un visual storyteller e autore documentario del Bangladesh. Lavora con fotografia, video e materiali d’archivio e concentra la propria ricerca su memoria, identità, violenza e conseguenze dei conflitti.

Di cosa parla Broken Promises: July of Memory?

Il progetto racconta le conseguenze umane delle proteste del 2024 in Bangladesh, seguendo sopravvissuti, famiglie delle vittime e giovani coinvolti negli eventi.

Quale premio ha vinto Mashruk Ahmed?

Con Broken Promises: July of Memory ha vinto lo Student Award 2026 del World Report Award | Documenting Humanity.

Perché il progetto si concentra sul periodo successivo alle proteste?

Il lavoro sceglie di osservare soprattutto ciò che rimane dopo gli eventi: ferite, lutti, memoria e conseguenze sulle persone e sulle famiglie, invece di limitarsi alla rappresentazione dei momenti più visibili delle proteste.

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