Bambini che evitano il bagno a scuola: perché succede e cosa fare

Bambini che evitano il bagno a scuola: perché succede e cosa fare

 

Ci sono bambini che, appena tornano da scuola, corrono in bagno. Altri riportano a casa la borraccia quasi piena, dicono di non avere mai bisogno di fare pipì durante le lezioni oppure aspettano sistematicamente il pomeriggio per andare di corpo.

Dietro queste abitudini non c’è necessariamente distrazione o testardaggine. Per alcuni bambini andare in bagno a scuola è davvero difficile, per ragioni che possono riguardare la pulizia, la privacy, il comportamento dei compagni o semplicemente il disagio di dover chiedere il permesso davanti alla classe.

Uno studio trasversale pubblicato nel maggio 2026 su JAMA Network Open, condotto su 1.000 bambini e ragazzi olandesi tra gli 8 e i 16 anni, ha rilevato che il 51,2% dei partecipanti della scuola primaria e il 71,4% di quelli della scuola secondaria riferiva di avere trattenuto le feci durante l’orario scolastico. Le ragioni più citate erano igiene e privacy.

Il dato non può essere trasferito automaticamente alle scuole italiane e va interpretato tenendo conto dei limiti della ricerca: le informazioni sono state raccolte attraverso un questionario online auto-riferito, in molti casi compilato insieme a un genitore, che gli stessi autori dichiarano non essere stato precedentemente validato. Inoltre, trattandosi di uno studio trasversale, i risultati descrivono comportamenti e associazioni ma non permettono di stabilire rapporti di causa ed effetto.

Resta però un’indicazione interessante, coerente con quanto emerso anche da studi condotti in altri Paesi: le caratteristiche e le modalità di accesso ai bagni scolastici possono influenzare il modo in cui bambini e ragazzi li utilizzano.

Non è sempre una questione di pulizia

Un bagno sporco o maleodorante può certamente scoraggiare un bambino, ma raramente il problema si esaurisce qui.

Può esserci una porta che non si chiude bene, la paura che qualcuno entri o bussi mentre il bagno è occupato, la mancanza di carta igienica o sapone. In altri casi pesano le prese in giro, il timore di essere ascoltati dagli altri oppure il semplice imbarazzo di fare la cacca in un luogo condiviso.

 

Bambino che si lava le mani nel bagno della scuola
Pulizia, disponibilità di sapone e privacy sono tra gli aspetti che possono influenzare il modo in cui i bambini utilizzano i bagni scolastici.

 

Anche l’organizzazione scolastica conta. Dover chiedere il permesso durante la lezione, sapere che l’insegnante preferisce che si aspetti la ricreazione o trovare una lunga fila proprio nei pochi minuti di pausa può convincere alcuni bambini a rimandare.

L’età, poi, può cambiare il tipo di difficoltà. I bambini più piccoli possono avere bisogno di maggiore supporto per gestire tempi e accesso al bagno; crescendo diventano invece più importanti fattori come privacy, vergogna e timore del giudizio dei compagni.

Per questo una risposta come «il bagno è pulito, quindi non capisco perché non ci vai» rischia di non intercettare il vero problema.

Fare pipì a scuola ma non la cacca

Evitare il bagno non significa necessariamente non entrarci mai.

Un bambino può usarlo per fare pipì ma rifiutarsi di evacuare. Può andarci soltanto quando non riesce più a trattenersi oppure scegliere sempre lo stesso bagno perché gli sembra più tranquillo. Altri possono arrivare a bere meno durante la mattina nel tentativo di ridurre la necessità di andarci.

Anche lo studio olandese del 2026 mostra bene questa differenza: nella fascia 8-12 anni il 94,4% dei bambini dichiarava di urinare sempre o per lo più a scuola, mentre il 51,2% riferiva di trattenere le feci almeno qualche volta durante l’orario scolastico.

La domanda quindi non dovrebbe essere soltanto «vai in bagno a scuola?», perché un semplice sì può nascondere abitudini molto diverse.

Può essere più utile chiedere: «Per fare pipì e per fare la cacca è uguale?»

Cosa succede quando un bambino trattiene

Rimandare occasionalmente perché si sta giocando o perché manca poco alla fine della lezione non significa avere un problema. È la ripetizione del comportamento che merita attenzione.

Quando le feci rimangono a lungo nell’intestino, viene assorbita una quantità maggiore di acqua e possono diventare più dure e difficili da espellere. Se andare di corpo inizia a fare male, il bambino può cercare di trattenersi ancora di più. Si crea così facilmente un circolo: trattengo, le feci diventano più dure, evacuare fa male e la volta successiva provo nuovamente a rimandare.

Nel tempo possono comparire stitichezza e dolore addominale. Nei casi in cui si accumulano molte feci nell’intestino possono verificarsi anche perdite liquide o semiliquide nella biancheria, il cosiddetto soiling da overflow, che può essere scambiato per diarrea.

Anche trattenere regolarmente la pipì può interferire con il normale funzionamento della vescica. Nei bambini con abitudini di svuotamento scorrette possono comparire urgenza, bisogno di correre improvvisamente in bagno o piccoli episodi di incontinenza durante il giorno.

Intestino e vescica, inoltre, non sono due mondi completamente separati: la stitichezza è frequentemente associata anche a disturbi urinari nei bambini.

Trattenere occasionalmente la pipì, da solo, non consente però di concludere che ci sia un’infezione urinaria. Il punto è evitare che trattenere diventi la modalità abituale con cui il bambino affronta la giornata scolastica e prestare attenzione all’eventuale comparsa di sintomi urinari.

I segnali possono comparire soprattutto a casa

Spesso i genitori non sanno quante volte il figlio utilizzi il bagno durante le ore di scuola. Alcuni indizi, però, possono suggerire che vale la pena approfondire: correre regolarmente in bagno appena rientrati, riportare spesso la borraccia ancora piena, lamentare mal di pancia soprattutto durante o dopo la scuola, fare feci molto dure o particolarmente voluminose, avere piccole perdite di pipì o di feci dopo avere già raggiunto un buon controllo, oppure assumere le tipiche posizioni con cui i bambini cercano di trattenere, come stringere i glutei o incrociare rigidamente le gambe.

Nessuno di questi comportamenti, preso singolarmente, dimostra che il problema siano i bagni della scuola. Sono piuttosto elementi da mettere insieme e sui quali fare qualche domanda in più.

Le domande giuste sono molto concrete

Chiedere continuamente «perché non vai in bagno?» può produrre soltanto un «non lo so».

Soprattutto con i bambini più piccoli può essere più utile entrare nei dettagli della loro giornata: la porta si chiude bene? C’è la carta igienica? Durante la ricreazione c’è molta fila? Qualcuno disturba mentre sei dentro? Ci sono bambini che scherzano o ti mettono a disagio? Devi chiedere alla maestra ogni volta? C’è un bagno che preferisci agli altri?

Non sono domande che servono a stabilire da sole quale sia il problema. Sono un modo per esplorare aspetti concreti dell’ambiente scolastico che il bambino potrebbe faticare a raccontare spontaneamente.

Ed è importante anche evitare che il tema diventi fonte di vergogna. Rimproverare un bambino perché «si trattiene sempre» serve poco se il motivo è che teme che i compagni possano prenderlo in giro o che qualcuno apra la porta.

Prima bisogna capire che cosa rende difficile andare in bagno.

Quando serve parlare con la scuola

Se il comportamento si ripete, il passaggio successivo può essere confrontarsi con l’insegnante.

Non è necessario partire da richieste particolari. Può essere sufficiente spiegare ciò che si sta osservando a casa e capire come funziona concretamente l’accesso ai servizi: i bambini possono uscire durante le lezioni? I bagni vengono controllati e riforniti durante la giornata? Ci sono momenti in cui sono molto affollati? Sono stati segnalati scherzi o comportamenti che possono mettere qualcuno a disagio?

Per alcuni bambini può essere utile concordare con l’insegnante un modo discreto per chiedere di andare in bagno, senza dover spiegare il motivo davanti ai compagni.

Le indicazioni aggiornate nel 2025 da Bladder & Bowel UK ed ERIC per le scuole britanniche sottolineano l’importanza di poter accedere a servizi puliti, sicuri e forniti di ciò che serve. Per i bambini che hanno difficoltà legate alla vescica o all’intestino suggeriscono anche modalità che permettano di chiedere o utilizzare il bagno senza attirare inutilmente l’attenzione dei compagni.

Si tratta di indicazioni elaborate per il contesto britannico, non di procedure automaticamente applicabili alle scuole italiane. Il principio utile anche qui è più semplice: se esiste una difficoltà ricorrente, famiglia e scuola possono cercare insieme una modalità pratica che riduca l’imbarazzo e renda più semplice l’accesso al bagno.

Bere meno non è una soluzione

C’è un comportamento che merita particolare attenzione: ridurre volontariamente quello che si beve per non dover usare il bagno.

 

Bambino con bottiglia d'acqua a scuola
Bere meno per evitare di andare in bagno non risolve il problema: è importante capire perché il bambino tende a rimandare.

 

Può sembrare una soluzione efficace dal punto di vista del bambino: meno bevo, meno dovrò chiedere di uscire. In realtà sposta soltanto il problema.

Una normale idratazione durante la giornata è importante sia per la funzione intestinale sia per quella urinaria. Se la borraccia torna regolarmente quasi intatta, quindi, vale la pena capire se il bambino semplicemente dimentica di bere oppure se sta cercando di evitare il bagno.

In quest’ultimo caso insistere soltanto con «devi bere di più» rischia di non funzionare. Prima va affrontato il motivo per cui andare in bagno gli sembra così scomodo.

Quando parlarne con il pediatra

Non tutto ciò che accade intorno al bagno scolastico è soltanto una questione ambientale.

È opportuno parlarne con il pediatra se compaiono stitichezza persistente, evacuazioni dolorose, feci molto dure, frequenti episodi di sporco nella biancheria oppure dolori addominali ricorrenti.

Anche bruciore o dolore durante la minzione, necessità di urinare molto frequentemente, sangue nelle urine, febbre senza una causa evidente o nuovi episodi di pipì addosso in un bambino che era ormai capace di gestire le sue necessità fisiologiche meritano una valutazione medica.

In questi casi il bagno della scuola può essere una parte del problema, ma non va dato per scontato che sia l’unica spiegazione.

Il bagno fa parte della giornata scolastica

Ai bambini chiediamo di imparare a riconoscere quando hanno fame, quando hanno sete, quando sono stanchi e quando hanno bisogno di fermarsi.

Anche andare in bagno appartiene a questa capacità di ascoltare il proprio corpo.

Per questo, se un bambino trascorre ogni giornata scolastica aspettando di poter tornare a casa, la soluzione non è necessariamente insegnargli a «resistere meglio». È più utile capire che cosa sta cercando di evitare.

Intervenire su una barriera concreta — per esempio una serratura che non funziona, una scarsa privacy o regole di accesso poco chiare — può rendere più semplice usare il bagno a scuola. In altri casi dietro quel comportamento può esserci già una stitichezza o un disturbo urinario da affrontare.

Il punto di partenza resta lo stesso: non diamo per scontato che andare in bagno a scuola sia semplice per tutti i bambini.

 

Autore Eleonora Dorigo

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