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ToggleArmand Louis a Venezia con Dallo Sguardo al Segno

Echinozoa
Armand Louis / Wave Murano Glass
Fonte immagine https://www.rossanaorlandi.com/
Dal 28 agosto al 30 ottobre 2026, Armand Louis presenta a Venezia Dallo Sguardo al Segno, prima mostra personale dell’artista e designer svizzero in città.
L’esposizione è ospitata da Lo Studio – Nadja Romain, sulle Zattere, ed è realizzata in collaborazione con Rossana Orlandi Gallery. Il progetto rientra nei programmi di The Venice Glass Week 2026 e Homo Faber in Città, con il patrocinio del Consolato di Svizzera a Venezia.
Al centro della mostra c’è il vetro, affrontato non come semplice materiale da modellare, ma come materia capace di reagire, opporre resistenza e introdurre nel processo creativo una parte di imprevedibilità.
Dallo sguardo al segno
Il titolo descrive un passaggio.
Prima viene l’osservazione.
Poi il gesto.
Armand Louis parte dalla natura e dai fenomeni fisici, ma non cerca di copiarne direttamente le forme. L’attenzione si concentra piuttosto sui meccanismi che le producono: crescita, tensione, movimento, equilibrio, trasformazione.
La materia diventa quindi il luogo nel quale un’osservazione può tradursi in struttura.
È questo passaggio dallo sguardo alla forma a costruire il nucleo di Dallo Sguardo al Segno.
Il vetro non esegue semplicemente un progetto
Nel design si potrebbe immaginare un percorso lineare.
Prima l’idea.
Poi il disegno.
Infine la realizzazione.
Il vetro rende tutto più complesso.
Quando viene portato ad alte temperature diventa fluido, cambia rapidamente e reagisce a gravità, pressione, movimento e raffreddamento.
L’artista può guidare il processo.
Il maestro vetraio può intervenire grazie alla propria esperienza.
Ma una parte rimane affidata al comportamento della materia.
È proprio questa zona di incertezza a interessare Louis.
Oltre trentacinque anni di ricerca sui materiali
La mostra veneziana si inserisce in una ricerca che Armand Louis porta avanti da oltre trentacinque anni.
Nel 1991, insieme ad Aurel Aebi e Patrick Reymond, ha fondato in Svizzera atelier oï, studio multidisciplinare che lavora tra architettura, interior design, product design e scenografia.
L’approccio dello studio nasce proprio dal superamento delle divisioni rigide tra discipline.
Un materiale può essere osservato da un architetto, da un designer o da un artigiano.
Ma può anche suggerire soluzioni che appartengono contemporaneamente a più ambiti.
Prima viene la materia
Per atelier oï la sperimentazione sui materiali rappresenta da sempre un punto di partenza.
Non si tratta soltanto di scegliere una materia adatta a una forma già stabilita.
Si prova invece a comprendere che cosa quella materia possa fare.
Come reagisce.
Come può piegarsi.
Quanto può essere tesa.
Come interagisce con luce e movimento.
Con il vetro questa impostazione diventa particolarmente evidente.
Trasparenza, densità e fluidità non sono semplicemente qualità estetiche.
Entrano direttamente nella costruzione dell’opera.
Venezia e il sapere dei maestri vetrai
Le opere presentate nella mostra sono sviluppate in dialogo con i maestri di Wave Murano Glass.

Echinozoa Fluens
Armand Louis / Wave Murano Glass
Fonte immagine https://www.rossanaorlandi.com/
È un aspetto fondamentale del progetto.
Louis porta la propria ricerca sulle strutture e sui fenomeni naturali.
Il maestro vetraio mette in campo una conoscenza costruita attraverso anni di esperienza con fuoco, temperatura e materia.
Poi interviene il vetro stesso.
Il risultato nasce quindi dall’incontro di tre elementi: intenzione, sapere tecnico e comportamento della materia.
Osservare la natura senza copiarla
La natura è una presenza costante nel lavoro di Louis.
Ma non necessariamente perché le opere debbano assomigliare a piante, animali o paesaggi.
Ciò che interessa è la logica della forma naturale.
Come cresce una struttura.
Come distribuisce le proprie forze.
Come elementi differenti riescono a convivere.
Come una forma può trasformarsi senza perdere il proprio equilibrio.
L’artista utilizza queste osservazioni come punto di partenza per processi nei quali il vetro viene sottoposto a tensioni, aperture, fusioni e trasformazioni.
Dal riccio di mare alle piante epifite
Alcune opere permettono di comprendere bene questo metodo.
Echinozoa prende come riferimento la struttura delle spine del riccio di mare.
Innesto guarda invece alle piante epifite, organismi capaci di crescere su altre piante senza necessariamente comportarsi come parassiti.
Confluo nasce dall’incontro tra vetro colato e vetro soffiato.
Auris utilizza invece la forza centrifuga come parte del processo di apertura e trasformazione della materia.
In ogni caso, il fenomeno osservato non viene semplicemente rappresentato.
Diventa una regola da mettere alla prova.
Oxydis e il fuoco come agente di trasformazione
In Oxydis interviene anche il rame.
Il fuoco destabilizza il materiale e ne modifica il comportamento.
Il risultato dipende quindi da un processo nel quale la trasformazione fisica non rappresenta un incidente da eliminare, ma una parte essenziale dell’opera.
La temperatura non è soltanto lo strumento necessario per lavorare.
Diventa una forza creativa.
Il gesto del maestro non scompare
Parlare di imprevedibilità non significa rinunciare alla competenza.
Accade l’opposto.
Per poter lavorare con una materia instabile è necessario conoscerla profondamente.
Il maestro vetraio deve capire il momento in cui intervenire.
Quando ruotare.
Quando soffiare.
Quando fermarsi.
È una conoscenza difficile da trasformare completamente in istruzioni scritte.
Gran parte passa attraverso l’esperienza del corpo.
Il vetro può anche essere ascoltato
La ricerca presentata a Venezia non rimane soltanto visiva.
Un’installazione sonora sviluppata con Studio Pase utilizza cinque forme in vetro soffiato e le loro frequenze di risonanza.
Il principio è semplice ma particolarmente interessante: ogni corpo possiede caratteristiche fisiche che determinano il modo in cui vibra.
La forma può quindi essere osservata.
Ma può anche essere ascoltata.
Il vetro rivela così una proprietà normalmente meno evidente della trasparenza o del colore.
Il suono diventa un altro modo di conoscere la materia.
Quando il design incontra l’artigianato
Dallo Sguardo al Segno si colloca in una zona intermedia tra arte, design e artigianato.
La distinzione tra questi territori diventa difficile da mantenere quando il progetto dipende direttamente dal dialogo con la materia e con chi la lavora.
Louis non utilizza il sapere artigianale come semplice strumento esecutivo.
Lo incorpora nel processo creativo.
Il maestro non arriva alla fine per realizzare un oggetto già completamente definito.
Partecipa alla sua nascita.
Atelier oï e il pensiero attraverso le mani
Questa attenzione per il fare attraversa da sempre il lavoro di atelier oï.
Lo studio svizzero considera la sperimentazione pratica parte del processo progettuale e dispone nella propria sede di La Neuveville di una vasta raccolta di materiali e prototipi utilizzati per sviluppare nuovi progetti.
Il materiale viene toccato.
Piegato.
Tagliato.
Sollecitato.
Solo così alcune possibilità diventano visibili.
Venezia come luogo naturale per questa ricerca
Il rapporto con Venezia non è soltanto geografico.
La città possiede una cultura del fare che continua a fondarsi sull’incontro tra progettazione e abilità manuale.
Il vetro di Murano ne rappresenta uno degli esempi più evidenti.
Portare questa ricerca a Venezia significa quindi inserirla in un territorio nel quale la distinzione tra arte e mestiere è stata continuamente attraversata nel corso dei secoli.
Non sorprende che il progetto sia stato incluso contemporaneamente in The Venice Glass Week e in Homo Faber in Città.
Homo Faber in Città
Il programma diffuso di Homo Faber 2026 seleziona a Venezia luoghi e progetti dedicati al sapere artigianale contemporaneo.
Per Dallo Sguardo al Segno la scheda ufficiale sottolinea proprio il rapporto tra vetro soffiato, osservazione, fuoco e conoscenza dei maestri muranesi.
È una lettura particolarmente coerente con la mostra.
Qui l’artigianato non è nostalgia per tecniche del passato.
È una forma di conoscenza necessaria per poter sperimentare nel presente.
The Venice Glass Week
La presenza nel programma di The Venice Glass Week 2026 aggiunge un ulteriore livello.
Il festival mette ogni anno in relazione la tradizione veneziana con artisti, designer, fornaci, istituzioni e ricerche internazionali.
Louis entra in questo contesto non cercando di imitare il vetro storico veneziano, ma utilizzando il sapere locale per spingere la materia verso nuove possibilità.
La tradizione diventa così una base operativa, non un modello da ripetere.
Lo Studio – Nadja Romain
La sede della mostra è Lo Studio – Nadja Romain, spazio aperto a Venezia nel 2023 e dedicato al dialogo tra arte, design, architettura e artigianato contemporaneo.
Si trova a Dorsoduro 928, sulle Zattere, a poca distanza dall’Accademia e da Punta della Dogana.
Il suo programma è costruito proprio attorno all’incontro tra artisti, designer e pratiche legate alla lavorazione dei materiali.
Per questo la mostra di Louis trova qui un contesto particolarmente coerente.
Rossana Orlandi Gallery e la collaborazione
Il progetto è presentato insieme a Rossana Orlandi Gallery, realtà milanese da tempo impegnata sul confine tra collectible design, ricerca sui materiali e pratiche artistiche contemporanee.
La collaborazione consente di leggere il progetto non soltanto come una mostra di scultura in vetro, ma come parte di una ricerca più ampia sul rapporto tra progettazione e materia.
Una forma non nasce mai da sola
Uno degli aspetti più interessanti di Dallo Sguardo al Segno è forse proprio la rinuncia all’idea di una forma completamente decisa prima della sua realizzazione.
L’artista osserva.
Progetta.
Il maestro interviene.
La materia risponde.
A volte quella risposta coincide con ciò che era stato immaginato.
Altre volte introduce qualcosa di inatteso.
Invece di correggere necessariamente questa deviazione, Louis può utilizzarla come parte della ricerca.