
Dal 5 settembre all’11 ottobre 2026, Andrea Chiesi a Padova è protagonista di Oltre la soglia, mostra personale ospitata nelle sale del piano nobile di Palazzo Santo Stefano, sede istituzionale della Provincia di Padova.
Curata da Marina Sonzini, l’esposizione ripercorre oltre trentacinque anni di ricerca attraverso una selezione di opere dedicate al paesaggio contemporaneo: spazi industriali abbandonati, periferie, strutture d’acciaio, architetture sospese nel tempo e, nei lavori più recenti, una natura che torna lentamente a occupare ciò che l’uomo ha lasciato.
Oltre la soglia: il paesaggio come spazio mentale
Il titolo indica un passaggio.
Una soglia separa due luoghi, ma nello stesso momento li mette in comunicazione.
Nella pittura di Andrea Chiesi questa condizione riguarda il confine tra ciò che esiste realmente e ciò che l’immagine trasforma.
Le architetture dipinte dall’artista partono spesso da luoghi concreti.
Fabbriche.
Capannoni.
Ponti.
Gasometri.
Giostre.
Spazi industriali ormai privati della loro funzione originaria.
Ma una volta entrati nella pittura smettono progressivamente di essere semplici documenti del paesaggio.
Diventano luoghi interiori.
Fabbriche e rovine del presente
Da molti anni Andrea Chiesi concentra la propria attenzione sugli spazi prodotti dalla modernità industriale.
Non necessariamente sulle architetture celebri.
Sono spesso edifici marginali.
Luoghi dismessi.
Strutture che hanno perso la propria funzione e che rimangono in attesa di una trasformazione.
Il sito ufficiale dell’artista descrive una ricerca sul paesaggio contemporaneo, il tempo e la memoria, sviluppata attraverso una pittura a olio rigorosa capace di trasformare soggetti industriali e urbani in immagini quasi metafisiche.
Prima osservare, poi dipingere
Il processo di Chiesi è lento.
L’artista esplora i luoghi.
Li fotografa.
Raccoglie immagini.
Successivamente, nello studio, torna su quelle architetture attraverso il disegno e la pittura.
Secondo i materiali della mostra, il procedimento può partire da un disegno a matita sulla tela di lino per arrivare poi a una pittura a olio costruita con estrema concentrazione.
Questa lentezza è importante.
Contrasta con la rapidità con cui normalmente attraversiamo gli spazi urbani.
Un edificio che nella vita quotidiana potrebbe essere ignorato diventa qualcosa davanti al quale fermarsi.
L’architettura viene trasformata
Le strutture dipinte da Chiesi non sono necessariamente riprodotte in maniera neutrale.
Le prospettive possono essere accentuate.
Le simmetrie possono diventare più rigide.
I punti di fuga vengono moltiplicati.
Una costruzione reale può così acquistare un carattere quasi impossibile.
La precisione pittorica non produce necessariamente realismo.
Può produrre straniamento.
È come se l’architettura fosse riconoscibile e contemporaneamente appartenesse a un altro tempo.
Pochi colori, molta profondità
Uno degli elementi più riconoscibili della pittura di Chiesi è l’uso controllato del colore.
In molte opere prevalgono gamme cromatiche ridotte.
Blu profondi.
Grigi.
Sepia.
Magenta.
Neri.
Questa riduzione concentra lo sguardo sulla struttura, sulla luce e sul rapporto tra pieni e vuoti.
Il colore non serve quindi soltanto a descrivere ciò che l’artista ha visto.
Costruisce l’atmosfera.
Attraversare il buio per incontrare la luce
Nei materiali dedicati alla mostra ritorna un’idea precisa: anche nelle immagini più scure esiste spesso un punto verso cui lo sguardo viene condotto.
Una zona più chiara.
Un’apertura.
Una luce lontana.
Non è necessariamente una soluzione narrativa.
È un elemento pittorico.
L’oscurità costruisce lo spazio.
La luce lo attraversa.
La soglia indicata dal titolo può essere letta anche in questa direzione: passare da una condizione all’altra.
Il tempo rimane dentro gli edifici
Un luogo industriale abbandonato conserva sempre tracce della propria funzione precedente.
Pareti.
Finestre.
Strutture metalliche.
Pavimenti.
Macchinari.
Anche quando non ci sono più persone, ciò che è stato costruito continua a raccontare un’attività umana.
È proprio questa presenza assente a rendere molti paesaggi di Chiesi particolarmente intensi.
Il tempo non viene mostrato direttamente.
È incorporato nelle superfici.
Le figure umane diventano presenze invisibili
Nei primi lavori dell’artista la figura umana occupava uno spazio più evidente.
Chiesi si era formato negli anni Ottanta dentro la scena della controcultura punk e della musica indipendente, collaborando con pubblicazioni e fanzine e realizzando disegni nei quali apparivano personaggi e ambienti legati a quel mondo.
Con il tempo la figura si riduce.
Poi può scomparire.
Ma l’essere umano rimane attraverso ciò che ha costruito.
Una fabbrica vuota continua a essere un luogo umano anche quando nessuno la abita più.
Dalla controcultura alla pittura
L’inizio della carriera di Chiesi è molto diverso dall’immagine tradizionale del pittore formatosi in accademia.
L’artista nasce come disegnatore all’interno della scena alternativa emiliana degli anni Ottanta.
Pubblica su riviste indipendenti.
Lavora con musicisti e scrittori.
Realizza immagini legate a una cultura visiva fatta di fanzine, musica e autoproduzione.
Quella esperienza lascia una traccia anche nella ricerca successiva.
L’interesse per luoghi marginali e periferici non nasce da una distanza teorica.
È parte di un percorso biografico.
Disegno e pittura continuano insieme
Il disegno non viene abbandonato con l’arrivo della pittura.
Le due pratiche procedono parallelamente.
Da una parte l’inchiostro e la carta.
Dall’altra la pittura a olio su lino.
Il sito dell’artista descrive questo rapporto come il confronto tra due universi: uno più fluido e mobile, l’altro più strutturato, metafisico e sospeso.
La mostra di Padova permette di osservare proprio questa continuità.
Quando la natura ritorna
Negli ultimi anni il centro della ricerca si è progressivamente spostato.
Gli edifici non scompaiono necessariamente.
Ma qualcosa comincia a crescere intorno.
Alberi.
Erbe.
Piante.
La natura riprende possesso di luoghi che erano stati progettati dall’uomo.
È una trasformazione lenta.
Non avviene come un gesto improvviso.
La vegetazione entra nelle crepe.
Supera le recinzioni.
Occupa gli spazi vuoti.
Natura Vincit
Chiesi ha definito questa parte della propria ricerca Natura Vincit.
Il sito ufficiale la collega ai luoghi lasciati dall’uomo e alla natura intesa come metafora della condizione umana e dei processi di causa ed effetto.
Il titolo richiama inevitabilmente l’idea della natura che vince.
Ma non è necessariamente una vittoria violenta.
È una questione di tempo.
Un edificio può durare decenni.
Un processo naturale può continuare molto più a lungo.
Rovine che non appartengono all’antichità
La parola “rovina” viene spesso associata all’archeologia.
Templi.
Mura.
Colonne.
Nei paesaggi contemporanei esistono però anche rovine molto recenti.
Stabilimenti costruiti pochi decenni fa possono apparire già come resti di un’epoca precedente.
La pittura di Chiesi lavora anche su questa accelerazione.
Ciò che ieri rappresentava il futuro può diventare rapidamente un relitto.
Le strutture industriali come monumenti involontari
Un gasometro o un ponte industriale non sono stati necessariamente costruiti per essere contemplati.
Nascono per una funzione.
Quando quella funzione scompare, però, rimane la forma.
Una grande struttura metallica può assumere una monumentalità inattesa.
L’artista la isola dal rumore della sua attività originaria e ne rende visibile l’architettura.
In questo passaggio l’infrastruttura può diventare quasi un monumento.
Il silenzio cambia il significato dei luoghi
Una fabbrica piena di macchinari e persone produce suoni.
Una fabbrica abbandonata produce silenzio.
La stessa architettura viene percepita in maniera completamente diversa.
Chiesi utilizza proprio questo silenzio visivo.
Nelle sue opere non sembra esserci fretta.
Lo spettatore viene invitato a rallentare.
La pittura come forma di meditazione
Il metodo stesso di lavoro contribuisce a questa sensazione.
Una superficie dipinta lentamente richiede attenzione.
Ogni elemento viene costruito.
Ogni passaggio viene controllato.
Il risultato non cerca l’effetto rapido.
La pittura obbliga l’occhio a rimanere.
È uno dei motivi per cui questi luoghi industriali, pur apparentemente freddi, possono assumere una forte dimensione contemplativa.
La soglia è anche quella dello spettatore
Il titolo della mostra non riguarda soltanto gli edifici.
Anche chi guarda si trova davanti a una soglia.
Da una parte c’è l’immagine.
Dall’altra ciò che l’immagine suggerisce.
Entrare nel quadro significa accettare di non limitarsi al riconoscimento del soggetto.
Non basta dire: questa è una fabbrica.
Questo è un ponte.
Questo è un albero.
La pittura chiede di fermarsi su ciò che accade tra quelle forme.
Andrea Chiesi e l’Accademia di Brera
Chiesi è oggi docente di disegno e pittura all’Accademia di Belle Arti di Brera.
Il profilo istituzionale dell’Accademia conferma una ricerca che, dagli esordi nella controcultura, si è sviluppata attorno a paesaggio contemporaneo, memoria, aree industriali e natura.
La dimensione didattica affianca quindi una pratica artistica ormai sviluppata attraverso più di tre decenni.
Palazzo Santo Stefano diventa spazio per l’arte contemporanea
La mostra è ospitata a Palazzo Santo Stefano, sede storica della Provincia di Padova.
L’edificio nasce da un antico complesso monastico e dal 1868 ospita l’amministrazione provinciale e la Prefettura.
Negli ultimi anni la Provincia ha aperto sempre più frequentemente questi spazi a mostre e iniziative culturali, con esposizioni a ingresso gratuito.
La presenza di Chiesi inserisce quindi l’arte contemporanea all’interno di un edificio segnato da una lunga stratificazione storica.