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ToggleAlessandro Pessoli a New York con NY Window

Fonte immagine https://www.antonkerngallery.com/
Dal 9 settembre al 31 ottobre 2026, Alessandro Pessoli presenta NY Window nello spazio WINDOW della Anton Kern Gallery di New York.
Cinquantasette nuove opere su carta occupano le due vetrine al 91 Walker Street, costruendo un’installazione continua che sale dal pavimento al soffitto e trasforma lo spazio in una successione serrata di immagini.
È la prima mostra di Pessoli a WINDOW e la nona personale dell’artista con Anton Kern Gallery.
La particolarità del progetto è anche nel modo in cui viene visto: WINDOW non è una galleria tradizionale nella quale si entra. Le opere sono esposte dietro vetrine affacciate direttamente sulla strada e possono essere osservate a qualsiasi ora del giorno e della notte.
NY Window: cinquantasette immagini dentro una sola vetrina
Le 57 opere non vengono presentate come una sequenza ordinata da seguire dall’inizio alla fine.
Pessoli costruisce invece una sorta di flusso visivo.
Ogni foglio contiene una scena autonoma, ma la vicinanza tra le immagini produce collegamenti, contrasti e associazioni.
Una figura può trovarsi accanto a un animale.
Una scena apparentemente quotidiana può convivere con un riferimento religioso.
Un’immagine ironica può essere seguita da qualcosa di più inquietante.
La narrazione non procede in linea retta.
È frammentata, proprio come spesso lo sono i pensieri, i ricordi e le immagini che attraversano la vita quotidiana.
Dall’Americana all’iconografia religiosa
La fonte visiva di NY Window è molto ampia.
La galleria indica esplicitamente Americana, iconografia religiosa, cultura popolare, politica e vita quotidiana tra i territori dai quali Pessoli ricava le proprie scene.
Non si tratta però di categorie separate.
Nel lavoro dell’artista possono mescolarsi continuamente.
Il riferimento religioso può assumere un tono contemporaneo.
L’immaginario americano può diventare caricaturale.
Un episodio quotidiano può improvvisamente caricarsi di tensione.
Il risultato è un universo nel quale sacro e profano, memoria personale e cultura collettiva convivono senza una gerarchia precisa.
Titoli che sembrano frammenti di pensiero
Anche i titoli delle opere aiutano a comprendere il tono della mostra.
Tra i 57 lavori compaiono, per esempio, American fantasies, American loneliness, AI runs into the future, Italian childhood 1963, The United States of America, Fear and loneliness, We the people, What choice do we have? e My childhood was free.
Letti uno dopo l’altro sembrano quasi parti di un discorso interiore.
America.
Infanzia.
Politica.
Tecnologia.
Paura.
Famiglia.
Identità.
Il titolo non serve soltanto a identificare il disegno.
Introduce un altro livello narrativo.
L’America vista da un artista italiano che vive a Los Angeles
Alessandro Pessoli nasce a Cervia nel 1963, studia all’Accademia di Belle Arti di Bologna e successivamente sviluppa un percorso internazionale che lo porta a vivere e lavorare negli Stati Uniti.
Oggi la sua base è Los Angeles.
Questo rende particolarmente interessante la presenza dell’Americana in NY Window.
Non è lo sguardo di chi osserva gli Stati Uniti completamente dall’esterno.
Ma non è nemmeno quello di chi vi è nato.
Pessoli si trova in una posizione intermedia: immerso da anni nella cultura americana ma con una formazione e una memoria visiva profondamente italiane ed europee.
Il sacro entra nella cultura popolare
Nel lavoro di Pessoli l’iconografia cristiana compare da molti anni.
Croci.
Santi.
Figure martirizzate.
Corpi sottoposti a trasformazione.
Ma questi riferimenti non vengono riproposti come semplici citazioni della pittura antica.
Entrano in contatto con immagini provenienti dal presente, dalla pubblicità, dal cinema, dai media e dalla cultura popolare.
Il risultato non è necessariamente religioso nel senso tradizionale.
È piuttosto una riflessione sulle immagini che continuano a sopravvivere e a trasformarsi nel tempo.
Figure tra lotta ed euforia
La presentazione ufficiale descrive figure umane e animali sospese tra lotta ed euforia.
Partecipano a fantasie.
Attraversano momenti di violenza.
Si annoiano.
Affrontano tentazioni, ansie, conflitti e conseguenze.
Questa oscillazione è importante perché impedisce di leggere la mostra in un’unica chiave.
Non è completamente cupa.
Non è completamente ironica.
Non è soltanto politica.
Le immagini possono cambiare tono rapidamente, proprio come accade nella vita quotidiana.
Il disegno come forma immediata
Per NY Window Pessoli sceglie esclusivamente opere su carta.

NY Window (Our body carries life to consciousness), 2026
Fonte immagine: https://www.antonkerngallery.com/
È una scelta significativa per un artista che nel corso della carriera ha lavorato anche con pittura, ceramica e scultura.
Il disegno possiede una particolare immediatezza.
Può essere rapido.
Può conservare cancellature.
Può mostrare ripensamenti e correzioni.
Il gesto rimane spesso più visibile rispetto a tecniche che richiedono una costruzione più lenta.
In una mostra composta da 57 immagini, questa immediatezza permette di mantenere un ritmo quasi diaristico.
Un diario che non racconta una storia unica
Si potrebbe leggere l’installazione come una specie di diario, ma sarebbe un diario particolare.
Non ordinato cronologicamente.
Non costruito per spiegare cosa è successo in una determinata giornata.
Piuttosto un accumulo di immagini, pensieri e associazioni.
I titoli passano dall’infanzia alla politica, dall’amore alla solitudine, dalla tecnologia alla religione.
Il soggetto cambia continuamente.
È proprio questa frammentazione a tenere insieme il progetto.
AI runs into the future
Tra i titoli compare anche AI runs into the future, un riferimento esplicito all’intelligenza artificiale.
Il lavoro entra così in un presente nel quale le immagini non vengono più soltanto fotografate, disegnate o dipinte.
Possono essere generate automaticamente.
Per un artista che lavora attraverso il gesto manuale e il disegno, questo cambiamento introduce inevitabilmente una nuova tensione.
Che cosa significa produrre un’immagine a mano quando milioni di immagini possono essere create in pochi secondi?
La mostra non deve necessariamente offrire una risposta.
Il titolo basta a introdurre la domanda.
American fantasies e American loneliness
Due titoli sembrano quasi costruire una coppia: American fantasies e American loneliness.
Da una parte l’idea dell’America come luogo di possibilità, immaginario, spettacolo e desiderio.
Dall’altra la solitudine.
È una contraddizione che attraversa una parte significativa della cultura visiva americana.
Il sogno e il suo rovescio.
La promessa di libertà e l’isolamento.
L’espansione individuale e la perdita di legami.
Nel lavoro di Pessoli queste tensioni non vengono trasformate in una tesi.
Rimangono immagini.
Italian childhood 1963
Con Italian childhood 1963 il percorso torna invece direttamente alla biografia.
Il 1963 è l’anno di nascita dell’artista.
L’America contemporanea incontra quindi l’infanzia italiana.
La distanza geografica e quella temporale finiscono per sovrapporsi.
In un altro titolo, Myself somewhere in 1974, Pessoli torna ancora su una data personale.
L’opera diventa così un luogo nel quale memoria individuale e presente possono convivere.
Corpi che non cercano la perfezione
Le figure di Pessoli raramente appaiono perfettamente stabili o idealizzate.
Possono essere deformate.
Fragili.
Esagerate.
Comiche.
Dolorose.
Il corpo diventa un luogo nel quale emozioni e contraddizioni acquistano una forma visibile.
È un approccio presente da tempo nella sua ricerca, caratterizzata da personaggi espressivi inseriti in ambienti spesso indefiniti e narrativamente ambigui.
Una mostra visibile dalla strada
WINDOW modifica anche il rapporto tra pubblico e opera.
Non è necessario decidere di entrare in una galleria.
Si può incontrare la mostra semplicemente camminando.
Una persona può fermarsi per pochi secondi.
Un’altra può tornare più volte.
Qualcuno può vederla di notte, quando l’illuminazione della vetrina modifica completamente la percezione delle opere.
La mostra entra così nel ritmo della strada.
Due vetrine aperte ventiquattro ore su ventiquattro
Anton Kern Gallery ha inaugurato WINDOW nel gennaio 2020.
Lo spazio è composto da due vetrine affacciate direttamente sulla strada, al 91 Walker Street, all’angolo con Lafayette Street.
Da allora ha ospitato progetti di artisti come John Bock, David Shrigley, Lothar Hempel, Chris Martin e altri.
La caratteristica rimane sempre la stessa: visibilità continua, 24 ore al giorno.
La galleria principale può chiudere.
La vetrina rimane.
Dal pavimento al soffitto
Per Pessoli questo formato viene utilizzato in maniera particolarmente intensa.
Le 57 opere ricoprono l’interno della vetrina dal pavimento al soffitto e proseguono lungo lo spazio.
Non c’è quindi la distanza tipica della parete bianca con pochi lavori ben separati.
L’occhio incontra un accumulo.
Deve scegliere dove fermarsi.
Può saltare da un’immagine all’altra.
È una modalità molto vicina al modo contemporaneo di consumare immagini, ma allo stesso tempo rimane completamente fisica.
Dallo scrolling alla vetrina
In precedenti lavori Pessoli aveva già riflettuto sulla successione delle immagini e sulla loro relazione con gli schermi.
Nella mostra Carousel del 2021, per esempio, descriveva alcune cornici dipinte come forme che potevano ricordare anche lo smartphone e le immagini che scorrono sui social media.
In NY Window accade qualcosa di interessante.
Lo scrolling digitale viene trasformato in un’esperienza spaziale.
Non è il pollice a scorrere.
È il corpo dello spettatore che si sposta lungo la vetrina.
Anton Kern Gallery e Alessandro Pessoli
Il rapporto tra Pessoli e Anton Kern Gallery è ormai di lunga durata.
NY Window rappresenta la nona personale dell’artista con la galleria.
Negli anni precedenti la collaborazione ha incluso mostre come Against Me nel 2017, Carousel nel 2021 e Pluto is my Master nel 2023.
Questa continuità permette di leggere il nuovo progetto non come un episodio isolato, ma come un ulteriore sviluppo di una relazione espositiva consolidata.