Agostino Bonalumi

Bonalumi è stato uno dei grandi protagonisti dell’arte italiana nel secondo Novecento.

Agostino Bonalumi

 

 

La galleria internazionale Robilant+Voena, con sedi a New York, Londra, Milano e Parigi propone dal 15 settembre una mostra di Agostino Bonalumi presso la sede della galleria di New York.

Agostino Bonalumi, nato a Vimercate in provincia di Milano nel 1935, è stato uno dei grandi protagonisti dell’arte italiana del secondo dopoguerra.

Nel 1959 insieme a Manzoni e Castellani fondò la rivista “Azimuth” che proponeva l’azzeramento totale dell’esperienza artistica precedente ed un nuovo inizio interamente incentrato sul concetto di astrazione.

Si voleva ridefinire il linguaggio della pittura attraverso un processo di azzeramento della rappresentazione che trovava nel monocromo il suo esito ideale.

La tela diventava così campo aperto di possibilità in quanto l’aderenza al reale non passava più attraverso la figurazione ma prendeva corpo a partire dallo studio sui fenomeni della percezione.

Bonalumi è morto a Desio nel 2013.

Vengono ora presentate a New York alcune opere eccezionali degli anni ’60 e ’70, due decenni cruciali nella carriera dell’artista quando le sue sperimentazioni nella forma e nella materia hanno portato alla creazione di un linguaggio artistico unico.

Le caratteristiche superfici a forma monocromatica di Bonalumi sono esposte insieme al lavoro scultoreo, inclusi tre esempi del suo uso innovativo del ciré, un materiale industriale di cui ha sfruttato le qualità malleabili e riflettenti per manipolare la forma dinamica e ottenere nuove possibilità di manipolazione spaziale.

Rosso (Red) (1967) è un esempio particolarmente raffinato del primo impegno di Bonalumi con questo mezzo.

Le sporgenze magistralmente progettate danno luogo a una superficie ondulata che costringe lo spettatore a mettere in discussione la propria percezione visiva e l’interazione fisica con l’oggetto.

La selezione delle opere è anche alla base del fascino di Bonalumi per il potenziale espressivo dell’ombra e del riflesso delle superfici monocromatiche.

Il sottile gioco di luce sulle sporgenze arrotondate della tela in Nero (Black) (1969) rivela le variazioni cromatiche in un unico colore quando distorto in tre dimensioni.

Agostino Bonalumi instaura un dialogo radicale innovando le dinamiche spaziali insite nell’opera-oggetto stesso.

Nella loro forma più pura e prive di qualsiasi elemento rappresentativo o simbolico, queste opere racchiudono la maestria di un artista che ha sfruttato con successo mezzi non convenzionali e sfidato la natura stessa dell’esperienza dello spazio da parte dello spettatore.

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