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ToggleAEGYPTUS a Roma, archeologia e nuove tecnologie raccontano l’Egitto romano

AEGYPTUS a Roma porta nell’Aula Ottagona delle Terme di Diocleziano un racconto dell’Egitto romano costruito attraverso reperti archeologici e linguaggi digitali contemporanei.
Dal Nilo al Mediterraneo. Oasi e deserto in epoca romana concentra l’attenzione su un territorio meno presente nell’immaginario legato all’Egitto antico: le oasi del deserto occidentale durante i secoli della dominazione romana. Il progetto nasce dal contributo degli archeologi impegnati negli scavi greco-romani in Egitto e combina ricerca scientifica, videoarte e sperimentazione tecnologica.
AEGYPTUS e le oasi dell’Egitto romano
Il percorso prende in esame la presenza romana nelle oasi egiziane tra il I secolo a.C. e il V secolo d.C.
L’attenzione si sposta così dalle grandi città e dai monumenti più conosciuti verso territori apparentemente periferici, ma che ebbero un ruolo importante nei collegamenti tra il Mediterraneo, l’Africa e il Vicino Oriente.
Le oasi vengono raccontate come luoghi attraversati da persone, merci, culture e religioni differenti. Non semplici insediamenti isolati nel deserto, dunque, ma nodi inseriti in una rete di scambi che contribuì alla vita economica e culturale dell’Egitto in epoca romana.
Dai reperti archeologici alle ricostruzioni digitali
La mostra non segue il modello di un’esposizione archeologica costruita esclusivamente intorno agli oggetti.
Il percorso si apre con reperti provenienti dalle collezioni del Museo Nazionale Romano e con materiali legati alle attività di recupero e indagine del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale. A questi si affiancano immagini provenienti dagli scavi archeologici e contenuti audiovisivi.
Videoarte, animazioni e ricostruzioni digitali servono a restituire ambienti e contesti che i reperti, considerati singolarmente, non potrebbero raccontare nello stesso modo.
L’obiettivo è mettere in relazione l’oggetto archeologico con il territorio dal quale proviene e con le conoscenze prodotte dalla ricerca contemporanea.
L’intelligenza artificiale entra nel racconto archeologico
Tra gli strumenti utilizzati dal progetto compare anche l’intelligenza artificiale.
La documentazione ufficiale specifica che Riccardo Boccuzzi ha realizzato il filmato con AI, mentre Studio Convertino ha curato l’opera di videoarte e il progetto grafico. Il progetto allestitivo è dello Studio VPS architetti.
L’intelligenza artificiale non viene quindi presentata come fonte della ricostruzione storica: rientra negli strumenti audiovisivi utilizzati per la narrazione della mostra, mentre il contenuto scientifico si basa sull’attività degli archeologi e sulle ricerche condotte nei siti greco-romani egiziani.
È una distinzione importante, soprattutto in un progetto nel quale tecnologie capaci di generare immagini convivono con reperti e documentazione archeologica.
Un deserto attraversato da relazioni e scambi
Una delle idee centrali di AEGYPTUS riguarda il modo in cui viene interpretato il deserto.
Il percorso propone di superare l’immagine di uno spazio vuoto e marginale per mostrarlo come territorio percorso e abitato. Gli insediamenti delle oasi permettono di osservare relazioni economiche e culturali che collegavano aree geograficamente molto distanti.
Il deserto diventa così parte della storia mediterranea. Attraverso le testimonianze archeologiche emerge un mondo nel quale elementi egiziani, greci e romani si incontrano e si trasformano.
La mostra utilizza proprio questa prospettiva per collegare l’archeologia alla storia degli scambi tra comunità e territori.
Il contributo della ricerca archeologica in Egitto
Alla base del progetto ci sono le attività degli archeologi e delle archeologhe impegnati negli scavi greco-romani in Egitto, realizzati con il sostegno del Ministero delle Antichità egiziano.
Partecipano all’iniziativa studiosi e istituzioni italiane e internazionali, tra cui l’Università di Roma Tor Vergata, l’Università degli Studi di Milano, il Politecnico di Milano, l’Università del Salento, l’Università Federico II di Napoli, l’Università degli Studi di Padova e la University of Leicester.
Alla mostra è collegato anche un catalogo scientifico curato dal Dipartimento di Studi letterari, Filosofici e di Storia dell’Arte dell’Università di Roma Tor Vergata.
Il progetto espositivo diventa quindi uno degli strumenti attraverso cui risultati e materiali della ricerca vengono trasferiti da un ambito specialistico a un pubblico più ampio.
AEGYPTUS a Roma nell’Aula Ottagona
La collocazione di AEGYPTUS introduce un ulteriore livello di lettura.
Il Museo dell’Arte Salvata è stato istituito nel 2022 nell’Aula Ottagona delle Terme di Diocleziano per presentare a rotazione opere e reperti recuperati dopo furti, esportazioni illegali, calamità e altri eventi che ne hanno messo a rischio la conservazione.
Il museo racconta anche il lavoro svolto dalle istituzioni coinvolte nella tutela, nel recupero e nelle restituzioni internazionali, con un ruolo centrale del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale.
In AEGYPTUS questa vocazione si intreccia con una prospettiva differente ma complementare: non soltanto proteggere il reperto, ma ricostruire il contesto storico, geografico e culturale necessario per comprenderlo.
Un progetto tra archeologia e linguaggi contemporanei
La mostra è stata ideata da Elisabetta Bruscolini e curata da Alfonsina Russo, Elisabetta Bruscolini, Angelo Piero Cappello, Federica Rinaldi e Alessio De Cristofaro nell’ambito delle attività di cooperazione culturale con l’Africa e il Mediterraneo.
L’impostazione crossmediale permette di affiancare discipline e strumenti differenti senza sostituire la ricerca archeologica con la spettacolarizzazione digitale.
Reperti, scavi, video e ricostruzioni concorrono invece a costruire un racconto nel quale l’Egitto romano emerge come territorio di incontro e collegamento tra mondi diversi.
FAQ
Qual è il titolo ufficiale della mostra?
La pagina ufficiale del Museo Nazionale Romano utilizza AEGYPTUS – Dal Nilo al Mediterraneo. Oasi e deserto in epoca romana. Il Ministero della Cultura utilizza anche la variante con “deserti” al plurale; per Pikasus adottiamo la forma pubblicata dalla sede espositiva.
Che cosa racconta AEGYPTUS?
Il progetto approfondisce la presenza romana nelle oasi del deserto occidentale egiziano tra il I secolo a.C. e il V secolo d.C., mostrando il ruolo di questi territori negli scambi tra Africa, Mediterraneo e Vicino Oriente.
La mostra presenta reperti archeologici?
Sì. Il percorso comprende reperti delle collezioni del Museo Nazionale Romano e materiali provenienti dalle attività di recupero e indagine del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale.
Come viene utilizzata l’intelligenza artificiale?
L’AI è utilizzata nella componente audiovisiva del progetto: la documentazione ufficiale attribuisce a Riccardo Boccuzzi la realizzazione del filmato con intelligenza artificiale.
AEGYPTUS è una mostra archeologica tradizionale?
Non esclusivamente. È concepita come installazione immersiva e crossmediale, nella quale reperti archeologici dialogano con videoarte, immagini degli scavi, animazioni e ricostruzioni digitali.