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ToggleAdrian Ghenie a Roma con Capricci romani

Adrian Ghenie a Roma presenta Capricci romani, un progetto costruito intorno al rapporto dell’artista con la città, le sue rovine e la lunga tradizione europea del paesaggio.
Le opere, realizzate su carta e cartone appositamente per la mostra, trasformano frammenti della Roma reale in paesaggi nei quali memoria, invenzione e storia dell’arte finiscono per sovrapporsi. Il progetto è ideato da Alessandra Borghese e curato da Fabio De Chirico e Pier Paolo Pancotto.
Capricci romani e il paesaggio inventato
Il punto di partenza è l’esperienza quotidiana che Ghenie ha della città.
L’artista vive e lavora anche a Roma e ha uno studio lungo la via Appia, in un territorio nel quale acquedotti, resti antichi e campagna convivono con la città contemporanea. È da questo paesaggio che nasce una ricerca nella quale elementi osservati direttamente vengono rielaborati fino a perdere una funzione puramente descrittiva.
Il riferimento è alla tradizione del capriccio, genere nel quale architetture, rovine e paesaggi reali possono essere ricomposti liberamente all’interno di scenari immaginari.
Ghenie riprende questa possibilità per costruire una Roma riconoscibile e allo stesso tempo impossibile, dove ciò che appartiene alla storia viene continuamente trasformato dalla memoria e dall’immaginazione.
Da Piranesi al paesaggio europeo
Uno dei riferimenti centrali è Giovanni Battista Piranesi, la cui opera costituisce anche uno dei nuclei più importanti delle collezioni dell’Istituto Centrale per la Grafica.
Il dialogo, tuttavia, si estende a una tradizione più ampia. La presentazione ufficiale richiama il paesaggio ideale e classico del Seicento, con Nicolas Poussin e Claude Lorrain, fino alle interpretazioni romantiche della natura e delle rovine rappresentate da Jean-Baptiste Camille Corot.
Ghenie non riprende questi modelli in chiave nostalgica. Il riferimento alla classicità diventa piuttosto il punto di partenza per costruire un’immagine contemporanea, nella quale le rovine continuano a interrogare il presente.
Le rovine come memoria del tempo
In Capricci romani le rovine non costituiscono soltanto elementi del paesaggio.
All’interno di una contemporaneità segnata dalla tecnologia e dalla produzione continua di immagini, assumono per Ghenie il valore di un memento mori: tracce materiali di qualcosa che è sopravvissuto al proprio tempo e che continua a riaffiorare nel presente.
Nei disegni compaiono così architetture inventate, frammenti antichi e presenze fantastiche. Talvolta è lo stesso artista a entrare nelle immagini, assumendo il ruolo di una sorta di cicerone all’interno di un viaggio immaginario nella città.
Roma non viene quindi restituita come veduta riconoscibile o documento topografico, ma come spazio mentale costruito attraverso sovrapposizioni, cancellazioni e trasformazioni.
Carta, carboncino e continue rielaborazioni
Un elemento centrale del progetto riguarda anche la tecnica.
Le opere su carta e cartone sono lavorate soprattutto a carboncino, attraverso cancellazioni e successive rielaborazioni che portano il disegno verso una densità quasi pittorica.
Il procedimento permette all’immagine di rimanere instabile: le forme sembrano emergere e scomparire, mentre il paesaggio viene continuamente ricostruito.
Questa modalità di lavoro risulta particolarmente coerente con il tema della mostra, perché anche Roma viene osservata come una realtà composta da strati, frammenti e tracce di epoche differenti.
Adrian Ghenie e la Stamperia dell’Istituto
Il rapporto con l’Istituto Centrale per la Grafica non si limita all’esposizione.
Ghenie ha svolto una residenza artistica nell’antica Stamperia dell’Istituto, lavorando con i calcografi Fabio Ascenzi e Matteo Maria Borsoi alla realizzazione di una nuova acquaforte. L’opera viene presentata nella mostra ed entrerà successivamente nelle collezioni permanenti dell’Istituto.
L’incisione prende origine da un dettaglio del grande dipinto realizzato dall’artista nella chiesa della Madonna della Mazza a Palermo e dedicato al martirio di Padre Pino Puglisi.
Il passaggio dal disegno all’acquaforte crea così un ulteriore legame tra la ricerca contemporanea di Ghenie e la storia delle tecniche grafiche conservate e praticate dall’Istituto.
Adrian Ghenie tra Roma e Berlino
Nato nel 1977 a Baia Mare, in Romania, Adrian Ghenie vive e lavora tra Roma e Berlino.
Nel 2015 ha rappresentato la Romania alla 56ª Biennale di Venezia. Negli anni successivi ha presentato mostre personali in istituzioni e gallerie internazionali, tra cui Albertina Museum di Vienna, Kupferstich-Kabinett di Dresda, State Hermitage Museum di San Pietroburgo e Palazzo Cini a Venezia.
Le sue opere sono presenti in collezioni pubbliche come quelle del Centre Pompidou di Parigi, della Tate di Londra, del San Francisco Museum of Modern Art e del Long Museum di Shanghai.
Capricci romani e il patrimonio dell’Istituto
La scelta di Palazzo Poli mette la ricerca di Ghenie in rapporto diretto con una raccolta particolarmente significativa per il tema affrontato dalla mostra.
L’Istituto conserva infatti quasi 24.000 matrici in metallo e legno, circa 45.000 stampe storiche e importanti nuclei dedicati alla rappresentazione di Roma, tra cui il Fondo Piranesi e il Fondo Barberini.
Capricci romani entra così in un dialogo con secoli di immagini attraverso cui Roma è stata osservata, interpretata e reinventata, portando quella tradizione dentro una ricerca artistica contemporanea.
FAQ
Qual è il titolo ufficiale della mostra di Adrian Ghenie?
Il titolo ufficiale adottato dall’Istituto Centrale per la Grafica è Adrian Ghenie. Capricci romani.
Che cosa presenta Capricci romani?
La mostra riunisce opere inedite su carta e cartone realizzate appositamente da Ghenie e dedicate al rapporto con Roma, le rovine, il paesaggio e la memoria della città.
Chi cura la mostra?
La curatela è di Fabio De Chirico e Pier Paolo Pancotto. Il progetto è ideato da Alessandra Borghese.
Qual è il rapporto tra Adrian Ghenie e Piranesi?
Ghenie si confronta con la tradizione del capriccio e con l’eredità di Piranesi, utilizzando frammenti architettonici, rovine e paesaggi per costruire scenari nei quali realtà e immaginazione si fondono.
È stata realizzata un’opera specifica all’Istituto Centrale per la Grafica?
Sì. Durante una residenza nella Stamperia dell’Istituto, Ghenie ha realizzato una nuova acquaforte con Fabio Ascenzi e Matteo Maria Borsoi; l’opera entrerà nelle collezioni permanenti dell’Istituto.